Messaggi sui social e rilievi del Ris Gravi indizi contro i due indagati

19 Dicembre 2020

Tutti i sospetti degli inquirenti: D’Orazio è stato fatto ubriacare, poi la situazione è sfuggita di mano Decisive le testimonianze di alcuni abitanti. Perizia anche sul telefonino di un terzo giovane

SAN BENEDETTO DEI MARSI. È in uno scambio di messaggi e nei reperti trovati dal Ris dei carabinieri la chiave del giallo sulla morte di Collinzio D’Orazio. Ma sono decisive anche alcune testimonianze raccolte tra gli abitanti del paese, rompendo quel muro d’omertà iniziale. Fatti che hanno permesso agli inquirenti di ricostruire le ultime ore di quella sera in cui si persero le tracce del 51enne disabile di San Benedetto dei Marsi, trovato dopo tre settimane senza vita nel letto del fiume Giovenco, a poche centinaia di metri da casa. Messaggi e testimonianze che hanno aggravato le posizioni dei due indagati, accusati di omicidio volontario aggravato, Fabio Sante Mostacci e Mirko Caniglia, i 28enni che hanno raccontato di aver riaccompagnato la vittima a casa, ubriaca. Nei cellulari sequestrati e analizzati per diversi mesi sono state trovate conversazioni ritenute sospette (messaggi scambiati anche sui social network). Gli esperti del Ris, inoltre, hanno trovato tracce della presenza di D’Orazio nell’Audi sequestrata a uno degli indagati.
I MESSAGGI. C’è la massima riservatezza sulla relazione tecnica consegnata alla Procura dall’esperto informatico Antonio Barbieri, il consulente dell’accusa che ha lavorato al recupero dei dati e dei messaggi cancellati dai cellulari delle persone indagate. Certo è che l’inchiesta ruota attorno alle conversazioni intercorse tra i due indagati e altri giovani del posto dalle ore immediatamente successive alla notte della sparizione, nel febbraio 2019. Già prima della relazione tecnica, i carabinieri del nucleo operativo, coordinati dal tenente Bruno Tarantini, avevano trovato un messaggio sospetto (in dialetto): «L’abbiamo buttato a Fucino». Una frase agghiacciante se collegata alla scomparsa di Collinzio D’Orazio, che gli accusati dovranno spiegare. È stato eseguito un accertamento sul telefono di un terzo ragazzo, amico dei due indagati, A.R., 27 anni, non indagato. Il suo smartphone Huawei è stato sequestrato dai carabinieri su disposizione della Procura. Dopo mesi d’indagine, il sostituto procuratore Lara Seccacini ha trasformato il capo d’imputazione, da abbandono di incapace al ben più grave omicidio volontario.
LA STRATEGIA DIFENSIVA. C’è attesa per l’interrogatorio di lunedì a cui sono stati chiamati a presentarsi i giovani. I difensori dei due indagati, gli avvocati Antonio Milo, Mario Flammini e Franco Colucci, stanno valutando attentamente la strategia da adottare. Si sta decidendo se i loro assistiti dovranno rispondere alle domande del pubblico ministero oppure se dovranno, come permette la procedura, avvalersi della facoltà di non rispondere. Secondo la tesi difensiva, D’Orazio sarebbe caduto accidentalmente nel fiume, dove sarebbe annegato. La famiglia D’Orazio è assistita dall’avvocato Berardino Terra.
LE INDAGINI. Gli accertamenti dei carabinieri della compagnia di Avezzano, al comando del capitano Luigi Strianese, hanno permesso di raccogliere numerosi elementi, come i filmati delle telecamere installate nelle attività e negli istituti di credito del paese. La sera della sparizione, la vittima è stata ripresa anche da un cellulare, davanti al bar del paese, dopo aver bevuto degli alcolici. Non avrebbe potuto bere perché assumeva dei medicinali ma, come sospettano gli inquirenti, qualcuno si sarebbe voluto divertire alle sue spalle. La situazione potrebbe essere sfuggita di mano. Fino al dramma.