«Mi ha dato una martellata ho sparato per difendermi»

Delitto di Tagliacozzo, Catalano confessa la lite col buttafuori: non volevo uccidere Il 47enne scagiona i presunti complici romeni. Oggi a Roma i funerali di Callegari
TAGLIACOZZO. «Ho sparato, è vero. Ma l’ho fatto per difendermi. Non volevo uccidere». Pietro Catalano, in carcere per l’omicidio del buttafuori Marco Callegari, si è difeso così nel corso dell’interrogatorio davanti al gip Francesca Proietti che si è tenuto ieri mattina nel carcere di Avezzano.
Il delitto è avvenuto giovedìscorso in località Piccola Svizzera a Tagliacozzo.
Catalano, 47 anni, ha ammesso di avere premuto il grilletto della sua pistola d’epoca, una calibro 7,65. Un’arma con la matricola cancellata, che una volta rincasato ha chiuso in un sacco, insieme a un fucile e ad alcune munizioni, che poi ha fatto nascondere in un villino abbandonato dal fratello 14enne della compagna. Catalano ha detto di averlo fatto solo perché voleva difendersi da Callegari, che aveva un martello e che lo aveva già colpito alla testa. Un martello scagliato anche contro un romeno 36enne, ancora ricoverato in ospedale in condizioni gravi. Un altro particolare che ha aggiunto alla sua versione dei fatti è che al momento degli spari, tre in tutto, era da solo. L’arresto dei carabinieri della compagnia di Tagliacozzo, coordinati dal capitano Edoardo Commandè, è stato convalidato dal gip. Catalano rimane in carcere con le accuse di omicidio volontario e porto abusivo di armi. Resta da capire il ruolo avuto dai quattro romeni indagati: B.A.M., 29enne, I.H. (33), assistiti dall’avvocato Antonio Pascale; I.B.S. (32), difeso dall’avvocato Andrea Tinarelli, e I.I.R. (30), che si è affidato all’avvocato Sonia Giallonardo. I quattro sono accusati di concorso in omicidio volontario e rissa.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, i romeni erano in compagnia di Catalano al momento dell’omicidio, perché chiamati a partecipare a una specie di spedizione punitiva contro il buttafuori. Sono stati sempre i quattro ad accompagnare in ospedale A.P., il connazionale raggiunto al volto da una martellata. I quattro sono stati anche ripresi dalle telecamere di un bar, poco prima dell’omicidio avvenuto nel piazzale lungo la strada per Cappadocia, davanti al maneggio “L’Arcobaleno”, mentre erano in compagnia di Catalano. Con quest’ultimo hanno preso il caffè e comprato birra. I quattro, davanti ai carabinieri, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Secondo l’autopsia eseguita dal medico Cristian D’Ovidio, Callegari è stato centrato da due proiettili. Uno si è fermato sul ginocchio, l’altro gli ha perforato il petto e ha causato la morte. Il primo colpo, secondo il testimone chiave difeso dagli avvocati Luca e Pasquale Motta, S.C., un lottatore romano amico della vittima, è stato sparato da Catalano a terra, allo scopo di intimorire Callegari. I quattro romeni sono stati identificati proprio da S.C., in un confronto all’americana. Le telecamere dei cancelli della Piccola Svizzera hanno anche ripreso il primo incontro tra Catalano e Callegari, avvenuto circa due ore prima dell’uccisione. Nelle immagini si vede Catalano che, con la pistola in mano, si scaglia contro il suo “antagonista”, a cui addebitava la morte del proprio cane.
I funerali del 46enne, molto conosciuto nella Marsica come ex pugile e buttafuori in vari locali della movida, vengono celebrati oggi a Roma, nella chiesa di San Frumenzio ai Prati Fiscali, nel quartiere Nuovo Salario. Molti gli amici che partiranno dalla Marsica per partecipare alla cerimonia. (m.t.)
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