Miasmi dalla discarica, dubbi sui controlli

Carugno (Comitato Morrone): «Verifiche fatte a naso, occorre un monitoraggio strumentale»
SULMONA. «Non vogliamo strumentalizzazioni politiche, ma sapere la verità possibilmente accertata da dati oggettivi e non dal naso degli ispettori». Ad affermarlo è l’avvocato e presidente del Comitato Morrone Sulmona Valle Peligna, Gennaro Carugno, che interviene sul recente sopralluogo fatto dai funzionari di Arta e Asl nell’impianto per lo smaltimento dei rifiuti gestito dal Cogesa a Noce Mattei di Sulmona. Gli enti di controllo, dopo l’ispezione degli impianti, hanno emesso un verbale consegnato al sindaco Anna Maria Casini dove si affermerebbe che i cattivi odori, per i quali era scattato il sopralluogo dei funzionari, sono appena percepibili. «Non abbiamo nulla contro il Cogesa, il suo presidente Vincenzo Margiotta, né tantomeno vogliamo fare una battaglia politica», continua Carugno, «ma è chiaro che non possiamo sentirci sicuri dopo che un verbale è stato redatto basandosi esclusivamente sulla percezione del naso dei funzionari. Inoltre, non entriamo nel merito del lavoro di questi ultimi, ma siamo convinti che gli stessi debbano essere coadiuvati da strumentazioni tecnologiche che facciano monitoraggi continui sulla qualità dell’aria e sulle particelle che creano cattivi odori». Tempo addietro la stessa Arta, con verbali datati settembre, ottobre e novembre del 2018, quando iniziarono le segnalazioni dei cittadini sui miasmi nella zona, evidenziò, tra l’altro, il superamento del valore limite delle emissioni relativamente al parametro di ammoniaca. Nello stesso periodo, inoltre, si rilevò il mal funzionamento del biofiltro accanto alle violazioni per il superamento delle autorizzate quantità stoccate di rifiuti. In particolare, stando a quanto affermano gli esponenti del Comitato, proprio «il biofiltro sarebbe ancora da sistemare così come altri interventi sarebbero necessari». Tra questi «la pavimentazione delle aree di stoccaggio che presenta visibili buche e irregolarità causa di ristagno di colaticci, i materiali conferiti che eccedono i volumi degli stalli di stoccaggio, alcune saracinesche che non chiudono e alcune che sono rotte, la necessità di garantire l’allontanamento dell’umido con frequenza giornaliere, l’opportunità di valutare misure alternative in fase di riesame con specifico riguardo ai quantitativi massimi istantanei stoccabili e ulteriori misure di contenimento delle emissioni diffuse».
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