Migliaia di opere d’arte salvate Ora la sfida è restituirle alla gente

Il racconto degli esperti mobilitati durante l’emergenza, sinergia tra carabinieri e ministero D’Amico (segretariato Mibact): «Quattro tele torneranno nella basilica di Collemaggio nel 2020»
L’AQUILA. «Il lavoro fatto per la salvaguardia dei beni mobili dopo il sisma del 2009 e dopo quello del Centro Italia è stato straordinario. Adesso la sfida è ricollocare le opere d’arte nella loro posizione originale». Lo ha detto ieri mattina Stefano D'Amico, segretario regionale Mibact per l’Abruzzo, a margine del convegno dal titolo “La Protezione civile per il patrimonio culturale”.
IL BILANCIO. «Ad esempio», ha proseguito D’Amico, «con l’associazione Panta Rei e la Soprintendenza stiamo lavorando per riportare alcune opere a Collemaggio. Quattro tele sono in questo momento in restauro, e crediamo di riuscire a riportarle a Santa Maria di Collemaggio nei primi mesi del prossimo anno». Per quanto riguarda l’enorme lavoro fatto nel dopo sisma, D’Amico rimarca che «L’Aquila sta facendo scuola un po’ su tutti gli aspetti del dopo sisma, e questo incontro ha proprio la finalità di far conoscere queste esperienze. Spiace, ogni volta che avviene una catastrofe, di avere la sensazione di dover ripartire da zero». Migliaia le opere d’arte salvate nel dopo sisma, molte delle quali oggi sono nei depositi del Museo Paludi di Celano. «Noi stessi ne ospitiamo alcune, qui, nel nostro caveau. Ci sono anche privati che hanno messo a disposizione i loro spazi».
I CARABINIERI. «Nel terremoto del Centro Italia siamo riusciti a salvare praticamente tutte le opere d’arte». Lo ha affermato, nel suo intervento, il tenente colonnello Carmelo Grasso, comandante del nucleo Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale per Marche e Abruzzo. «Questo anche grazie ai cittadini che hanno vigilato sui loro monumenti». Il caso emblematico è stato quello del ritrovamento della campana della chiesa di San Michele Arcangelo a Valle Castellana (Teramo). «La campana era finita in un dirupo. A segnalarcelo è stato un abitante che nel sisma aveva perso la casa». «Noi recuperiamo memoria, qualcosa che ha un’anima. E dopo le persone è la cosa più importante. E in ogni recupero erano presenti le persone dei borghi a controllare quello che facevamo. Perché per loro la statuetta di gesso aveva lo stesso valore della tela. Nel 2016/2017 abbiamo fatto oltre 1.500 interventi tra Marche e Abruzzo, un lavoro enorme, insieme ai vigili del fuoco, alla Protezione civile e ai volontari». «Se non ci fossero stati loro, noi saremmo ben poca cosa», conferma Augusto Ciciotti, funzionario del Segretariato, che ha portato alcune cifre della mole di interventi effettuati dopo i terremoti che hanno colpito prima L’Aquila e poi le altre zone del Centro Italia. «All’Aquila c’è stato un pathos enorme, e abbiamo operato in più di mille interventi. Ad Amatrice e nell’Alto Aterno siamo intervenuti quasi con la stessa intensità. In questo secondo terremoto i beni interessati erano oltre 850, e siamo stati costretti a fare la conta dei danni più volte, visto che i vari terremoti che si sono susseguiti finivano per colpire chiese già lesionate dal sisma precedente. Solo con il progetto “Una chiesa per Natale”, ricorda Ciciotti, «dopo il sisma dell’Aquila riuscimmo a riaprire entro Natale 2009 ben 116 edifici di culto». «Sono stati due anni e mezzo di emozioni fortissime», racconta ancora Ciciotti, «come quando siamo andati all’Abbazia di Montesanto di Civitella del Tronto, che con il sisma e l’abbondante nevicata era completamente collassata».
MUNDA. «L’Aquila insegna che è necessario lavorare in squadra», ha ricordato D’Amico prima di dare la parola a Lucia Chiara Buonocore, viceprefetto aggiunto, e poi a Lucia Arbace, che sta selezionando opere d’arte da riportare al Museo nazionale d’Abruzzo di Borgo Rivera per una serie di mostre che, in occasione del decennale, andranno avanti fino al prossimo anno. «Il Munda», ha detto, «è assai apprezzato, pensate che raccoglie solo una minima parte delle opere d’arte di questo territorio».
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