Minaccia di gettarsi dall’Acquedotto

23 Giugno 2018

L’uomo (lo stesso del blitz tra i migranti) tiene in scacco i soccorritori per oltre un’ora. Poi parla col vicesindaco e desiste

SULMONA. È salito sull’Acquedotto medioevale chiedendo di parlare con il sindaco e minacciando di buttarsi nel vuoto se il primo cittadino non l’avesse ascoltato. Un uomo senza fissa dimora, Nicola Spagnoletti, 45 anni, originario di Arezzo, ma da qualche tempo a Sulmona, ha tenuto in apprensione forze dell’ordine e cittadini per più di un’ora, per il pericolo che una repentina decisione o un movimento sbagliato potessero provocare la tragedia. A risolvere la delicata situazione è intervenuto il vicesindaco Nicola Angelucci che lo ha convinto a desistere dai suoi propositi suicidi e a farsi soccorrere dai vigili del fuoco. Sul posto sono subito intervenuti carabinieri, polizia, vigili del fuoco, un’ambulanza del 118 e centinaia di curiosi che in quel momento affollavano il cuore della città. Indossando il casco protettivo e salendo sull’autoscala dei pompieri, il vicesindaco Angelucci è riuscito ad avvicinarsi all’uomo avviando una trattativa per convincerlo a togliersi da quella pericolosa situazione. Lo ha prima ascoltato con attenzione facendolo parlare fino a convincerlo a farsi aiutare affinché potesse risolvere il momento di disagio che sta vivendo. L’uomo era ospite del centro diocesano da dove era stato allontanato perché ritenuto pericoloso, aveva iniziato a girovagare per la città senza meta rifugiandosi di notte nell’atrio dell’ospedale. La settimana scorsa il 45enne è stato anche tra i protagonisti dell’irruzione nel centro di accoglienza degli immigrati in corso Ovidio quando uno degli ospiti venne colpito di striscio con un coltello da lui. Subito dopo il vicesindaco due vigili del fuoco si sono avvicinati all’uomo parlandogli per far cessare la protesta. Visibilmente scosso ha seguito i due pompieri. Poi, una volta a terra, due infermieri del servizio 118 si sono occupati di lui portandolo in ospedale. «È persona che vive un dramma perché senza residenza», ha detto Angelucci, «vive di espedienti. Però, quando gli ho parlato, ha riflettuto e poi ha deciso di scendere e di affidarsi alle cure dei medici. Vedremo quali potranno essere le soluzioni per aiutarlo».
Sulla vicenda è intervenuta anche la Caritas diocesana: «La Caritas», si legge in una nota, «non ha mai chiuso le porte a chi, nella necessità e nel bisogno, ne abbia fatto richiesta e combatte la violenza come forma di risoluzione dei problemi, anche alla luce del clima di intolleranza e di odio che si sta diffondendo. Siamo dispiaciuti per l’accaduto e auspichiamo che per Nicola e casi simili si superi la logica del puro assistenzialismo e si studino misure per rimettere al centro la persona umana».
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