Minaccia la ex, gli sequestrano un arsenale

Guai per un 66enne cacciatore: in casa 12 fucili e 200 munizioni. Il suo legale: «Solo reciproche offese»
SULMONA. Incrocia con l’auto la ex che lo aveva lasciato e dal finestrino, tra le tante offese, le grida anche che l’avrebbe uccisa. Una frase forse dettata dalla rabbia ma che è costata caro a C.C., 66enne di Sulmona, “disarmato” dalla polizia proprio in virtù delle sue minacce. La sua ex, infatti, preoccupata che potesse davvero accaderle qualcosa si è recata in commissariato raccontando tutto alla polizia. Dalla denuncia alla perquisizione domiciliare il passo è stato breve. E dopo aver raggiunto l’abitazione dell’uomo è stato sequestrato un piccolo arsenale: 12 fucili, due pistole e 200 cartucce, armi e munizioni regolarmente detenute perché l’uomo, in quanto cacciatore e detentore di porto d’armi, ne aveva denunciato il possesso e poteva di conseguenza custodirle in casa. Ma considerata la minaccia di morte che ha rivolto alla sua ex la polizia ha deciso di procedere, a titolo precauzionale, a un sequestro amministrativo e non penale. Un provvedimento che è stato immediatamente impugnato dal 66enne che tramite il suo legale, l’avvocato Alberto Paolini, ha chiesto al prefetto la restituzione sia del porto d’armi che del suo piccolo arsenale in quanto il suo assistito non ha fatto alcuna minaccia di morte alla sua ex, ammettendo però di averle rivolto qualche offesa di troppo.
È lo stesso avvocato a spiegare come si sarebbero svolti i fatti confermando lo scambio reciproco di offese. «Non ci sono state minacce di morte ma solo frasi pesanti volate tra i due», spiega l’avvocato sulmonese, «l’uomo che si è frequentato con la donna per un periodo di due mesi voleva indietro gli scarponi da montagna della figlia che lei gli aveva portato via da casa quando ha cessato la convivenza e lo stesso testimone che era accanto a lui in auto ha confermato questa versione dei fatti». In auto con il cacciatore c’era un amico che avrebbe confermato la versione dell’accusato. L’avvocato Paolini ha già presentato ricorso al prefetto chiedendo la revoca del provvedimento di sequestro delle armi. «Se l’istanza non sarà accolta», precisa l’avvocato, «ricorreremo al Tar, organo amministrativo competente per dirimere la questione». Insieme al sequestro delle armi il prefetto ha anche avviato l'iter per la revoca del porto d’armi. Anche per questo provvedimento il legale del 66enne ha presentato ricorso.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

