Minori e situazioni a rischio Droga e bullismo in aumento

28 Marzo 2018

Gruppo di lavoro del Liceo delle Scienze umane a confronto con gli esperti L’importanza del recupero sociale di chi sbaglia nei percorsi di rieducazione 

L’AQUILA. All’interno del progetto “I minori e le situazioni a rischio”, previsto per i percorsi formativi dell’alternanza scuola/lavoro, un gruppo di lavoro formato da studenti del Liceo delle Scienze Umane del Convitto Cotugno ha intervistato la dottoressa Albertantonia Aracu, responsabile dell’Ussm (Ufficio servizio sociale minorenni) e la dottoressa Irene Lancia, anche lei dell’Ufficio di servizio sociale per i minorenni dell’Aquila.
Dal terremoto del 2009, l’Ipm (l’Istituto Pena Minorile), avendo subìto danni irreparabili a livello strutturale, non è stato più riaperto.
Attualmente, però, è pienamente funzionante, nel complesso minorile aquilano, il Cpa (Centro di prima accoglienza) che ospita il minorenne dopo l’arresto per un tempo massimo di 48 ore.
In questo arco temporale, lo stesso è affidato agli agenti di polizia penitenziaria.
Al contrario, il minore che commette un reato, per il quale non è prevista la misura del carcere, viene invece inserito all’interno delle comunità educative dove è fondamentale il ruolo dell’Ussm, che svolge un ruolo di supervisione e controllo dello stato psicologico e rieducativo del minore stesso.
Dottoressa Aracu, quali sono i progetti artistici, culturali e di lavoro che si svolgono all’interno degli istituti per minori?
«I ragazzi vengono inseriti in molteplici progetti, quali giardinaggio e ristorazione, nonché progetti di recupero di tipo artistico, letterario e teatrale. Compagnie teatrali locali hanno realizzato validi percorsi di laboratorio teatrale».
Da studenti di Scienze Umane, che negli studi di Sociologia approfondiscono le correlazioni tra subcultura, degrado e devianza, ci chiediamo: quanto è aumentata la percentuale di criminalità minorile post-terremoto?
«Dopo il sisma del 2009 si è assistito, nel territorio aquilano, all’incremento di minori denunciati, in particolare per reati contro la persona (lesioni, risse, minacce e rapine). Anche il bullismo nelle scuole ha avuto un incremento del 70-80 per cento rispetto agli anni passati e ancora più preoccupante risulta, a livello regionale, il fenomeno del cyberbullismo sulla rete e sui social network: l’uso scorretto dei social ha incrementato notevolmente le denunce di reati a sfondo sessuale. Circa venti anni fa, il reato più “tecnologico” era denigrare per telefono le persone».
Dall’intervista emerge che, dopo il sisma, il reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti ha avuto un considerevole incremento. Inoltre, significative risultano le modalità di consumo di nuove e pericolose droghe nonché l’assunzione precoce di esse unita all’uso di alcolici tra i giovanissimi. Dottoressa Lancia, in che percentuale viene applicata la sospensione del processo e la messa alla prova del minore?
«Nel passato venivano concesse più “messe alla prova”: oggi, la magistratura, pur riconoscendo a questo Istituto lo strumento principe per un percorso educativo e riparativo, lo concede con maggiore parsimonia al fine di evitarne la strumentalizzazione. Nel corso dell’anno 2017, 40 minori e giovani adulti hanno beneficiato dell’Istituto della “probation”. Relativamente ai reati di omicidio e violenza sessuale l’oculatezza da parte dei giudici minorili è magistralmente innalzata. I minori o giovani adulti, ai quali la Magistratura ha ritenuto di applicare una condanna e non concedere la Map, messa alla prova, hanno trovato, nell’espiazione in Ipm (Istituto penale per i minorenni) prima e nella misura alternativa dopo (affidamento in prova al servizio sociale e detenzione domiciliare), il loro percorso di reinserimento nella società. Oggi l’Istituto della messa alla prova è adottato anche nell’iter penale destinato agli adulti. Inoltre, l’Ussm (Servizio sociale per i minori) e Uepe (Servizio sociale per gli adulti), organizzati all’interno del medesimo Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, sono chiamati alla formazione congiunta e coprogettazione per raggiungere l’obiettivo di una prevenzione in merito alla devianza».
Come funziona la rete di supporto al momento delle dimissioni?
«Bisogna sottolineare come sia importante garantire a ogni minore o giovane adulto una rete di supporto e protezione che gli consenta un adeguato reinserimento. La rete può essere formale o informale, va mantenuta o attivata dagli operatori che lavorano a fianco dei ragazzi. La rete comprende il sistema familiare, amicale, agenzie del territorio nonché il terzo settore».
Lorenza Lalli
Domiziano Liberatore
Federica Masciovecchio
Riccardo Negro
Erika Luraschi
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