«Mio figlio disabile e da 20 anni le stesse carenze sanitarie»

La storia della famiglia Esposito e dei bimbi prematuri: «Nella Marsica non c’è un’incubatrice attrezzata»
AVEZZANO. «Le strutture ospedaliere devono essere provviste delle attrezzature per prestare soccorso ai neonati. Basta con i viaggi della speranza». Oreste Esposito ha due figli nati prima dei canonici 9 mesi. Bimbi che hanno dovuto affrontare numerose difficoltà per poter avere un po’ di serenità. E Oreste non ha interrotto la sua battaglia iniziata venti anni fa. Perché da allora nulla è cambiato nella Marsica.
Oggi i suoi figli, Raffaele e Alessandra, hanno rispettivamente 20 e 6 anni. Sono fratello e sorella e sono entrambi nati prematuramente. Il ragazzo è venuto alla luce in una struttura ospedaliera della città, oggi chiusa, mentre la piccola all’ospedale Umberto I di Roma, dove i genitori si erano rivolti per non rivivere il dramma di 14 anni prima. Raffaele, infatti, quando è nato pesava 1 chilo e 300 grammi, ma avendo avuto un problema di ossigenazione in clinica era stato trasferito a Pescara per ricevere le cure adeguate. Ma il ritardo aveva causato danni. Questo fattore è stato determinante e ha avuto delle conseguenze gravi su Raffaele. Per evitare che accadesse di nuovo Oreste Esposito e la moglie Mena per la nascita della secondogenita si sono rivolti al professor Mario De Curtis, direttore del reparto di terapia intensiva neonatale del Policlinico di Roma. Alessandra quando è nata pesava 500 grammi e dopo il calo fisiologico era arrivata a 300. Ma grazie alle cure ricevute ce l’ha fatta e in tre mesi è arrivata a pesare 2 chili. Oggi Raffaele ha 20 anni, si è diplomato, e sta scegliendo quale corso di studi seguire all’università. Alessandra, invece, ha sei anni e a settembre entrerà nella scuola primaria. Tra loro c’è un rapporto speciale. Ma, ne sono convinti i genitori, la loro vita sarebbe stata diversa se la struttura ospedaliera in cui è nato Raffaele avesse avuto un’incubatrice attrezzata in grado di fornirgli l’ossigeno necessario.
«Ho avuto due figli ed entrambi sono nati prematuri», ha raccontato il papà, che in anni di visite e consulti ormai è preparatissimo, «il primo è nato in una clinica di Avezzano, non ha avuto le cure adeguate e purtroppo i segni della mancata assistenza sono visibili. Ha una tetraparesi spastica, ma noi abbiamo lavorato tanto su di lui e fortunatamente riesce a stare seduto e non a letto come la maggior parte delle persone che hanno questa patologia. Per Alessandra ci siamo affidati al professor De Curtis, abbiamo fatto 3 mesi di ospedale, ma quando l’abbiamo portata a casa pesava due chili e oggi sta in salute». Esposito, che ha portato la sua testimonianza anche in diverse trasmissioni televisive, anche alla luce della morte della neonata marsicana avvenuta sabato scorso vorrebbe che a distanza di anni episodi del genere non accadessero più e per questo ha lanciato un appello: «In ogni reparto, anche se non c’è la terapia intensiva, bisognerebbe mettere almeno un’incubatrice attrezzata per poter poi dare la giusta assistenza ai prematuri. Purtroppo può capitare di avere problemi come quelli che ha avuto mio figlio, ma basta poco per poter assicurare ai genitori la serenità. Se ci fosse stata una culletta dove poter mettere Raffaele appena nato oggi sarebbe in salute come la sorella».
Eleonora Berardinetti
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