Misteri e paura sui cattivi odori a Carsoli

8 Ottobre 2019

Si avvertono da anni, timori per 170 bimbi di una scuola. I residenti: «Roba chimica e dannosa? Vogliamo delle risposte»

CARSOLI. L’odore è acre, nauseante. Ti prende alla gola. Ti fa “masticare” la chimica. Da mesi è così nella Piana del Cavaliere. Un fenomeno avvertito già in passato che dalla scorsa estate, in particolare nei giorni più torridi, è riesploso col suo carico di preoccupazione e di mistero. A Carsoli e nella vicina Oricola, i residenti vogliono saperne di più, vogliono conoscere i dati delle analisi e capire soprattutto se quel cattivo odore può nuocere alla salute. Comitati, associazioni e istituzioni sono sulla stessa barca e la rotta scelta è quella che porta alla verità.
UN CASO LUNGO TRE ANNI. Era il 2016 quando quello che sembrava solo un tanfo passeggero si trasformò in una presenza costante e preoccupante nell’aria. La zona più interessata? Quella del nucleo industriale che unisce Carsoli a Oricola. All’epoca fu aperta un’indagine e la Forestale arrivò a scoprire che il fenomeno avvertito era dovuto al toluene (idrocarburo aromatico usato come solvente) utilizzato da una stamperia della zona, poi individuata e “invitata” a sostituire degli speciali filtri per attutire l’odore. Il disagio, però, non scomparve mai del tutto, soprattutto nel periodo estivo. In modo particolare tra luglio e agosto scorso, in giornate calde e ventose, gli abitanti di Carsoli hanno dovuto fare i conti con un’aria irrespirabile. Qualche altra azienda utilizza prodotti che sprigionano questi miasmi? Una nuova indagine dei carabinieri forestali dovrà accertarlo.
LA PAURA CRESCE. «Qui abbiamo tutti paura, non si sa cosa sia: roba chimica?». È preoccupata la negoziante dell’area commerciale alle porte del paese. Parla a bassa voce, si guarda intorno e racconta che nei paesi vicini a Carsoli è difficile avvertire la puzza, ma appena si arriva al confine bisogna chiudere i finestrini della macchina. Stessa cosa riferisce una barista che vive in una frazione e solo quando accompagna i bambini a scuola e scende dall’auto viene colpita dai miasmi. «Se sono a casa difficilmente riesco a sentire il cattivo odore», spiega, «ma appena arrivo a Carsoli non posso respirare e infatti sono preoccupata per i miei ragazzi». Il cattivo odore ormai è diventato un argomento quotidiano. Il barista del nucleo industriale dice che «ne parlano tutti, qualcuno è preoccupato, ipotizza cosa possa essere, ma si brancola nel buio». Un anziano incontrato nella piazza del municipio commenta serafico: «Ci si preoccupa sempre quando è troppo tardi. Sono anni che si sente la puzza, perché solo ora se ne parla?». SI TEME PER GLI ALUNNI. Le aree dove il fetore è più sentito sono quella che ricade intorno al centro fieristico di Carsoli dove da anni viene ospitata la scuola media e la zona residenziale ai piedi di Oricola. I genitori, riuniti in un gruppo, sono arrivati a chiedere anche ai docenti di non aprire le finestre per evitare che gli oltre 170 alunni respirino quell’aria.
UNA MANIFESTAZIONE. «Il nostro è un gruppo nato spontaneamente che ha a cuore solo la salute dei propri figli», evidenziano mamme e papà, «stiamo organizzando una manifestazione alla quale parteciperanno anche i ragazzi del Liceo Scientifico perché vogliamo accendere i riflettori su questo caso».
È MOBILITAZIONE. Anche il mondo dell’associazionismo si è mosso. «Come associazione ci siamo interessati al problema che è avvertito in tutto il territorio», precisa la responsabile di AttivaMente, Nadia Felli, «ci siamo fatti portavoce della preoccupazione di un’intera comunità e ci auguriamo che venga fatta chiarezza quanto prima». L’associazione “La nuova frontiera”, invece, si è mossa e ha presentato una domanda di accesso agli atti ai Comuni di Carsoli e Oricola. «Attendiamo l’incontro, ma dubitiamo che possano esserci le risposte che cerchiamo», precisa il portavoce Giovanni Marcangeli, «sembrerebbe infatti che i controlli siano ancora in corso».
TROPPI SILENZI. L’Arta, l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, da noi contattata, è rimasta in silenzio. Lo stesso che accompagna la vicenda, riesplosa in questi giorni con l’aggressione denunciata dalla troupe Rai andata a fare un’inchiesta sul caso.
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