Mistero sulla morte di Carli Farneti: cercare il proiettile
AVEZZANO. Prelevare dal soffitto il proiettile che il 3 giugno 2015 ha ucciso Marco Carli. È quanto chiesto dal professor Martino Farneti, uno dei massimi esperti italiani di balistica forense e...
AVEZZANO. Prelevare dal soffitto il proiettile che il 3 giugno 2015 ha ucciso Marco Carli. È quanto chiesto dal professor Martino Farneti, uno dei massimi esperti italiani di balistica forense e ricostruzione della scena del crimine, alla Procura di Avezzano. Farneti è il consulente del padre e del fratello del 33enne avezzanese che due anni fa venne trovato senza vita in una casa di via Boito. La richiesta è arrivata al termine della perizia, eseguita sulla pistola Glock calibro 9, alla presenza del consulente del pm, il professor Paride Minervini, e di quello dei congiunti di Carli. Dalla perizia è emerso che l’arma è perfettamente funzionante e che a ogni sparo espelle il bossolo sul lato destro, come previsto dalla sua meccanica. Farneti ha sollecitato un esame comparativo del proiettile che ha colpito la vittima e ha chiesto di prelevarlo dal soffitto della stanza, anche per vedere qual è stato il punto di impatto. Il pm si dovrà pronunciare.
La morte di Marco Carli era stata inizialmente archiviata come suicidio, ipotesi a cui il padre e il fratello del giovane non hanno mai creduto. Dalle analisi balistiche compiute successivamente sono emerse «gravi incongruenze» e ben «dieci elementi anomali». Secondo Farneti, «in relazione alla posizione in cui si trovava il corpo della vittima, a seguito dello sparo, per logica, la pistola sarebbe dovuta cadere a terra o comunque non trovarsi nella posizione in cui è stata rinvenuta». Inoltre la presenza del bossolo in camera di scoppio della pistola sarebbe «incompatibile con la dinamica del suicidio». Gli avvocati Antonio Milo e Patrizia Coletta assistono il padre e il fratello di Carli. (r.rs.)
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