Mondazzi, l’eroe che ha difeso la libertà

Pratola, lo storico Pelino ricostruisce le vicende del partigiano decorato: «Era umano e altruista»
PRATOLA PELIGNA. Gli hanno sparato mentre trasportava soldati italiani appena liberati da un campo di prigionia dei nazifascisti. Il fuoco nemico ha ucciso Vittorito Mondazzi a soli 32 anni durante uno scontro armato nei pressi di Lipik, città della Slavonia, nell’ex Jugoslavia.
La vicenda storica dell’uomo, originario di Pratola Peligna, di recente premiato con la medaglia di bronzo al valore militare dal ministero della Difesa, è stata ricostruita dallo storico ed ex preside Ezio Pelino. «Mondazzi, prima di essere ucciso», racconta Ezio Pelino, «aveva partecipato alla battaglia per la liberazione di Belgrado, il 20 ottobre del 1944, nelle file del Battaglione Garibaldi che, con altre formazioni partigiane, la Mameli, la Matteotti e la Fratelli Bandiera, avevano dato vita alla Divisione Italia. Insieme ai partigiani di Tito, riuscirono a liberare l’intero Paese».
Non solo, il pratolano, esperto decoratore che prima della guerra si era trasferito a Milano, dove lavorava, era stato, durante il conflitto bellico, inviato a Rodi dove svolgeva il servizio militare. Nell’isola, come tutti gli italiani dell’epoca, fu “travolto” dall’Armistizio dell’8 settembre 1943 e avrebbe potuto arrendersi ai tedeschi e combattere al loro fianco. Cosa che non fece e per questo venne fatto prigioniero e internato in un campo di concentramento. Un’esperienza dura, toccata a molti altri italiani, sistematicamente maltrattati e torturati, al punto che il responsabile dell’intero settore dell’Egeo orientale, il generale Otto Wagener verrà condannato quale criminale di guerra dal Tribunale militare alleato. Ciò nonostante, una volta tornato in libertà, dopo che le truppe del maresciallo Tito entrarono nel campo di prigionia dove si trovava, Vittorio Mondazzi, avrebbe potuto scegliere di tornare in Italia, ma decise di lottare anche se fiaccato dalla malattia contratta durante la prigionia, e di nuovo scelse la lotta per la libertà. «Una storia, quella di Mondazzi», continua Ezio Pelino, «simile a molti altri italiani dell’epoca, ma ciò che fa di lui un uomo da ricordare e da ammirare è il tratto umano e altruista che fu la costante della sua breve esistenza».
Un comportamento che lo ha portato a renderlo meritevole di una medaglia di bronzo, che è stata consegnata, lo scorso 24 aprile, durante una solenne cerimonia a Roma, alla presenza del ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, del sindaco di Pratola Peligna, Antonella Di Nino, e di una folta delegazione di cittadini che hanno voluto onorare il loro figlio, che ha sacrificato la propria vita per la libertà. Le spoglie di Vittorio Mondazzi sono sepolte nel cimitero di Pakrac in Croazia. Tre giorni dopo la sua morte, avvenuta il 6 maggio 1945, le truppe partigiane entrarono a Belgrado, liberandola.
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