Monsignor Spina arriva ad Ancona dal mare

2 Ottobre 2017

Il grazie dell’arcivescovo ai tanti fedeli giunti da Sulmona: «Il primo amore non si scorda mai»

SULMONA. Si è insediato nella diocesi di Ancona-Osimo arrivando via mare da Numana a bordo di una motovedetta della Guardia costiera. Così il nuovo arcivescovo, monsignor Angelo Spina, per dieci anni alla guida della diocesi Sulmona-Valva, ha fatto il suo ingresso nella città dorica. Una scelta, ha spiegato il presule appena sbarcato nel porto di Ancona, che significa «vicinanza ai pescatori, ai navigatori, a quanti hanno le attività balneari, a questi cantieri che sono un punto di lavoro per tanti». Un viaggio, prima di salire al duomo di San Ciriaco per la cerimonia di insediamento, intrapreso su suggerimento del suo predecessore, il cardinale Edoardo Menichelli. Spina, 62 anni, molisano d’origine, accolto ad Ancona da una folla di fedeli, tra cui anche i tanti arrivati da Sulmona, ha sottolineato «il significato biblico ed evangelico» della scelta: «Il mare che si apre e che porta alla terra promessa e Gesù sulla barca che dice “Non abbiate paura, ci sono io”. Tutti questi significati messi insieme anche per godere la bellezza di questi luoghi, di cosa ha fatto la natura, di questa opera di Dio che dobbiamo custodire e di cui dobbiamo godere. Al mare», ha continuato, «dobbiamo guardare anche come luogo di accoglienza per chi viene da lontano con tante difficoltà. Un porto, quello di Ancona, «dove» ha ricordato il nuovo arcivescovo, «è stato anche San Giovanni Paolo II, amato da tutto il mondo, e dal quale sono transitati grandi santi come San Ciriaco, patrono di questa città, e San Francesco, patrono d’Italia. Se questa terra è stata toccata da santi è un invito a camminare sulla via della salvezza».
«Siamo tutti figli di Dio e perciò fratelli, chiamati a costruire la civiltà dell’amore», queste le parole poi pronunciate da monsignor Spina nella prima messa nel duomo di San Ciriaco. «Fuori, nelle strade, nelle piazze, siamo cittadini chiamati a costruire il bene comune. Insieme, con fiducia e coraggio, ci sia l’impegno a promuovere quanto è necessario perché le nostre città siano affidabili e a misura d’uomo. È necessario convertire il nostro cuore da personaggio a persona. Quando agiamo con un cuore da personaggio, agiamo per la scena, per l’applauso del pubblico, per l’apparire. Quando agiamo con il cuore di persona, rispondiamo alla nostra coscienza».
A seguire un saluto alle famiglie, chiamate a offrire un’alternativa concreta «all’individualismo radicale» che si respira oggi, e ai giovani. Monsignor Spina raccoglie il testimone di una figura carismatica come quella del cardinale Menichelli, che ha lasciato l'incarico per limiti di età: «Questa è casa sua, ha premesso Spina. «Quando vuole non deve bussare per entrare, le porte sono sempre aperte». Poi i ringraziamenti al comandante della Capitaneria e ai fedeli della diocesi di Sulmona-Valva: «Il primo amore non si scorda mai». Infine il saluto ai suoi concittadini di Colle d’Anchise (Campobasso). Un «grazie», accolto da un’ovazione.
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