Montecristo, rifugio isolato Il titolare: così affondiamo

Troppa neve sul Gran Sasso, la struttura è irraggiungibile da due settimane Manzi: «Per noi è un grave danno economico e sei persone sono senza lavoro»
L’AQUILA. «Non si può gestire in questo modo il turismo montano». Un grido d’allarme, quello lanciato da Riccardo Manzi, titolare del rifugio Montecristo 2.0, che è isolato da due settimane, dopo le abbondanti nevicate registrate sul Gran Sasso.
La strada di accesso, di competenza della Provincia, è chiusa e la Commissione valanghe, riunita ieri, ne ha riaperto solo un tratto, fino a Vallefredda, tagliando fuori la nota struttura ricettiva, molto frequentata sia d’inverno che d’estate.
Riccardo Manzi, però, non ci sta: «Per il secondo week-end consecutivo, da quando è arrivata la neve», sottolinea il commerciante aquilano, «non posso aprire il mio locale a Montecristo. La Provincia per provvedere alla riapertura della strada deve avere l’autorizzazione della Commissione valanghe, che però ha dato esito positivo solo fino alla zona di Vallefredda. La mia struttura si trova subito dopo e così resta ancora isolata. Una cosa inaudita, in un territorio che si dice votato al turismo». Intanto, ci sono sei dipendenti senza lavoro e gravi danni economici per l’attività commerciale, anche per le materie deperibili, come le scorte di alimenti, che oggi il titolare cercherà di recuperare.
«Mi farò scortare per arrivare fino al rifugio», aggiunge Manzi, «e sarei disposto a guidare io stesso lo spazzaneve per liberare la strada. Ho derrate alimentari che si stanno rovinando, sei ragazzi che lavorano con me che ho dovuto lasciare a casa, non posso verificare se sul posto ci sono altri danni o criticità». Manzi allarga il discorso alla programmazione e alle azioni che dovrebbero essere messe in campo.
«Purtroppo», rimarca il titolare del rifugio, «chi ha la responsabilità di amministrare un territorio, e parlo dei vari enti preposti, non può lasciarne la gestione al caso, e tanto meno alle condizioni meteorologiche. Occorre agire per tempo, magari d’estate, per prevenire situazioni del genere, garantendo la sicurezza della viabilità, per esempio con paravalanghe o rimboschimenti. Invece, in un comprensorio dove c’è una stazione invernale e dove il turismo montano dovrebbe essere la priorità, si chiude per troppa neve. Non credo che questa cosa possa accadere altrove».
È andata meglio ad altre attività ricettive che insistono sulla montagna aquilana, le cui vie d’accesso sono state invece liberate dalla neve.
«Nella zona rimasta isolata c’è solo la mia struttura ricettiva. A questo punto, devo constatare con grande amarezza», conclude il ristoratore, «che evidentemente il gioco non valga la candela».
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