«Morìa di bovini, un evento grave»

CELANO. Morìa di bovini sul Sirente in località la Cornacchia, tra i territori di Celano ed Aielli: ancora non si conoscono le cause della morte di 7 mucche e si è in attesa dei risultati delle...
CELANO. Morìa di bovini sul Sirente in località la Cornacchia, tra i territori di Celano ed Aielli: ancora non si conoscono le cause della morte di 7 mucche e si è in attesa dei risultati delle analisi sui campioni prelevati dagli animali. Una prima notizia positiva è quella, che l’altro giorno, i carabinieri forestali, intervenuti con i cani antiveleno, non hanno riscontrato la presenza di sostanze nocive nella zona. «La situazione legata agli accertamenti è rimasta così com’era, si attendono i risultati», ha spiegato il veterinario di riferimento del Parco Velino Sirente, Giuseppe Cotturone, «per quando riguarda la fauna selvatica, questo evento è stato importante e grave. Da sottolineare, come, per la prima volta, tutti insieme, organi di vigilanza sanitaria, faunistica e allevatori, ognuno per le propria competenza, si sono mossi insieme, per la salvaguardia non solo della specie selvatica, ma anche di quella domestica. Sono animali che condividono lo stesso ambiente. La salvaguardia della fauna selvatica si gioca tutta su quella dei “domestici”, sia per la prevenzione delle malattia, molte delle quali comuni, sia per episodi di avvelenamento, sperando ovviamente che non sia questo il caso». Cotturone ha evidenziato come questa sinergia comune sia importante per la salvaguardia e la conservazione del territorio. Il veterinario ha spiegato come la presenza in quell’area dei cani antiveleno, sia stata utile, in quanto, a poca distanza sorge una colonia di una cinquantina di camosci, specie in via d’estinzione, reintrodotta sul Sirente Velino nel 2012, dalle aree della Maiella e del Gran Sasso. «Il Parco, dal 2012 effettua attività di profilassi sugli animali domestici (iniziato con gli ovini) al pascolo: prelievi, vaccini e trattamenti antiparassitari», ha spiegato il direttore del Parco Oremo Di Nino, «una sensibilizzazione ed educazione degli allevatori a una migliore gestione sanitaria degli animali. Questo nell'ambito dell'accordo tra allevatori e Parco. Noi continueremo su questa strada – anche perché una carcassa potrebbe essere dannosa per altre specie – e stiamo dando priorità a svolgere i controlli nei singoli allevamenti». (d.c.)
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