Morelli: «Il quartiere rom trasformato in un ghetto»

23 Settembre 2018

AVEZZANO. «Il quartiere rom di Avezzano è in abbandono». È un grido d’allarme in piena regola quello di Bruno Morelli, artista avezzanese, che sollecita interventi dell’amministrazione comunale in...

AVEZZANO. «Il quartiere rom di Avezzano è in abbandono». È un grido d’allarme in piena regola quello di Bruno Morelli, artista avezzanese, che sollecita interventi dell’amministrazione comunale in via Genova (zona stadio dei Marsi). «Mentre il centro rinasce, si abbellisce, rinnova il suo aspetto un po’ stanco e sbiadito, grazie a un sindaco che mira al bello, giustamente e ben venga, la periferia soffre tuttavia e non solo di abbrutimento urbano», afferma Morelli, «se da una parte i punti nevralgici, borghesi della città, riflettono il perbenismo nelle acque limpide di fontane zampillanti portate al lustro, alcune zone periferiche soffrono di abbandono. È il caso del quartiere rom, ad esempio. Una via maledetta da sempre, la famigerata via Genova, quella che costeggia il campo sportivo. Conosciuta come area di antico insediamento etnico, giace da anni nella completa incuria da parte dell’amministrazione nuova così come da quelle precedenti. Nessuno mai ha destinato risorse per ripulire il quartiere Bronx di Avezzano. Esattamente è dove gli zingari abitano in maggioranza, per lo più in case popolari, anch’esse dimenticate da Dio, in cui il degrado accumulato ogni giorno, allontana intrusi o forestieri. Non parliamo solo di estetica ma anche di moralità, di igiene, di controllo, di sicurezza».
Un quartiere con la sua storia. Dopo il terremoto del 13 gennaio 1915, il castello Orsini ridotto a un rudere rappresentò per i rom un valido rifugio. Successivamente si spostarono nelle vicinanze in via Napoli e via San Francesco per confluire poi nell’attuale comunità stabilitasi in via Genova nell’occasione dell’edilizia popolare degli anni Cinquanta quando venne data loro la cittadinanza. «Da quel tempo in avanti», conclude Morelli, «via Genova è rimasta pressoché inalterata: l’assenza di politica sociale adeguata, negli anni, ha fatto fiorire un vero e proprio ghetto, una sorta di zona franca dove trasgredire è perfettamente in regola, in ogni modo e in ogni senso».
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