Moretti: le case sono più sicure ma le scosse da noi sono verticali

6 Febbraio 2019

L’AQUILA. «Questa è una caratteristica dei terremoti appenninici: sono prevalentemente verticali, e fanno più danni. C’è un forte impulso dal basso verso l’alto, molto breve, com’è accaduto ieri...

L’AQUILA. «Questa è una caratteristica dei terremoti appenninici: sono prevalentemente verticali, e fanno più danni. C’è un forte impulso dal basso verso l’alto, molto breve, com’è accaduto ieri mattina».
Il professor Antonio Moretti, docente di Geologia Regionale e Sismologia all’Università dell’Aquila, esperto di terremoti, analizza la scossa che ieri mattina ha fatto tornare la paura di molti aquilani.
«I terremoti dell’Appennino hanno la caratteristica di avere una componente verticale molto sviluppata, a causa della sorgente. Per questo sono crollate le case di Amatrice, e anche quelle aquilane. Tutti i modelli ingegneristici copiati da giapponesi e americani, che non hanno terremoti che partono da sotto le loro sedie, sono calcolati su oscillazioni in senso orizzontale; calcolano frequenza e risonanza degli edifici per vedere se vanno in oscillazione. In Giappone si comincia a ballare di qua e di là e tutti reggono armadi. Questo va bene per edifici grandi in cemento armato, che si comportano come fossero pendoli. I terremoti appenninici, invece – e ce ne siamo accorti anche ieri – vanno dall’alto verso il basso e gli edifici “saltano in aria”: i blocchi di pietra, se la malta non è sufficientemente forte, saltano e si scollano. Più volte abbiamo fatto notare che le case di Amatrice e quelle aquilane, si sono sbriciolate per il movimento verticale», sostiene il professor Moretti. «La maniera di intervenire dev’essere caratterizzata sul tipo di terremoto che abbiamo».
Ma gli aquilani possono stare tranquilli? «La tranquillità in queste zone non ci sarà mai», afferma il geologo, «però ora che le case sono state rinforzate, le reti intorno fanno sì che il muro si comporti come un blocco unico. E paradossalmente, le case in pietra potrebbero risultare più sicure di quelle in cemento armato. Ricordiamo Amatrice – perché è più recente, ma anche L’Aquila – dove gli edifici in pietra con muri larghi un metro, si sono sbriciolati, mentre i pollai, costruiti con i blocchetti, tenuti insieme dal cemento, non hanno avuto nessun danno».
Secondo Moretti, non c’è mai stato dialogo, purtroppo, tra il mondo degli scienziati – i geologi, appunto – e quello tecnico. «Non voglio insegnare il mestiere a nessuno, ma bisognerebbe tenere presente nei calcoli gli scuotimenti caratteristici di ogni singola area e non basare l’Ntc (Norme tecniche di costruzione) solo su normative copiate da Paesi molto lontani da noi, quali Giappone e Usa. È un po’ che lo diciamo, ma siccome siamo geologi, gli ingegneri non ci filano. Il mestiere del geologo naturalista è quello di osservare e trarre conclusioni. E, in conclusione, non bisogna guardare i giapponesi, ma i pollai rimasti in piedi. Noi siamo scienziati e il nostro mestiere è imparare; loro sono tecnici e il loro mestiere è applicare le regole».
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