Moretti: è un bosco inutile e anche pericoloso

11 Agosto 2020

Il geologo: deve esserci un piano di evacuazione, no a progetti di riforestazione. Sono aree verdi non naturali

L’AQUILA. Mentre si fatica ancora per spegnere gli ultimi focolai attivi su Monte Pettino e Arischia, c’è un altro problema rispetto al quale il Comune e le altre istituzioni devono agire subito ed è il rischio idrogeologico.
A lanciare l’allarme, dopo Carlo Frutti, presidente del Comitato nazionale difesa del suolo, anche il professor Antonio Moretti, docente di Geologia all’Università dell’Aquila. Gli incendi, spiega Moretti, distruggendo le radici degli alberi, fanno venire meno l'azione di ancoraggio del sistema pianta-suolo-roccia e tanto più è precario l'equilibrio preesistente (ad esempio in prossimità delle aree abitate edificate a valle di scarpate, dove il suolo viene trattenuto proprio dalle radici delle piante) tanto più è concreta la possibilità che, in concomitanza di eventi piovosi eccezionali, anche di breve durata, l'acqua, scorrendo su superfici molto inclinate che il fuoco ha denudato, tenda a incanalarsi provocando erosione e trasporto di fango e detriti vari. «Va fatta subito una mappatura delle zone più a rischio», dice Moretti, «in parte sappiamo già quali sono queste aree perché, per esempio, sulla montagna di Pettino le case sono state costruite su depositi detritici che in geolologia si chiamano cunoidi alluvionali. Se questi depositi sono lì è perché in passato sono stati portati dall'acqua. Dobbiamo incrociare questi dati con la mappa delle aree più colpite dal fuoco, perché su un versante privato della protezione delle piante, a seguito di una pioggia abbondante l’acqua può prendere in carico cenere, ghiaia e soprattutto fango che, essendo più pesante dell’acqua, scende a valle con velocità maggiore. Bisogna intervenire immediatamente, prevedendo subito delle strategie di evacuazione». Quello che invece non va fatto, spiega ancora Moretti, sono progetti faraonici di riforestazione: «Si sapeva che questa era una pineta pericolosa, i Forestali, dopo l’incendio di San Giuliano, avevano detto che era una bomba a orologeria. Non è una pineta naturale, è frutto di un rimboschimento fatto negli anni Venti del secolo scorso, per procurare legname per fare le traversine delle ferrovie. Sono boschi inutili, perché il legno di pino non è buono nemmeno da bruciare o come materiale da usare nelle costruzioni. In compenso accumula sul terreno un strato molto spesso di aghi, rami secchi e roba marcescente che distrugge ogni altra forma vegetale vivente e diventa anche un facile innesco, in cui il fuoco, come stiamo vedendo, può covare anche per giorni. In questo contesto, il fuoco non è necessariamente un elemento negativo. Il bosco è un insieme di centinaia di essenze vegetali diverse, che cooperano tra loro e lottano per avere ciascuna il suo spazio vitale. Il fuoco può aprire nuovi spazi in cui si ripristina l’ecologia, può trasformarsi, dal punto di vista ambientale, in un fattore positivo. Non bisogna aver fretta di intervenire sul bosco con progetti milionari, ma far fare alla natura il suo corso».
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