Morrone, ruspe al lavoro per bloccare la frana

L’obiettivo è la messa in sicurezza dell’area prima dell’arrivo dell’inverno Il Comune attende fondi dalla Regione, resta la paura per le villette
SULMONA. Sono partiti l’altro giorno i lavori sulla frana che nella notte del 16 agosto ha interessato il Morrone. Un grosso costone di montagna è franato in contrada Santa Lucia, nella zona Marane di Sulmona, lambendo di detriti e fango i muretti di cinta di alcune villette a schiera a valle del Casino Pantano. La frana ha raggiunto i due metri di altezza delle recinzioni minacciando le abitazioni. L’avvio dei lavori fa seguito al sopralluogo eseguito il 23 agosto dal settore Protezione civile regionale e da quello comunale, oltre che da tecnici, geologi, forze dell’ordine e dagli assessori Nicola Angelucci e Antonio Angelone. Proprio quest’ultimo conferma l’avvio dei lavori di messa in sicurezza dell’area e di bonifica della zona, un’operazione necessaria per evitare che alla prossima pioggia consistente un altro costone di montagna possa staccarsi e cadere a valle.
«C’è chi è bravo solo a parlare e chi invece pensa alla protezione delle persone e delle cose», replica Angelone alle ultime polemiche sulla vicenda, «con un giorno di anticipo sono iniziati i lavori di demolizione massi e riapertura della strada interrotta dalla frana del Morrone per permettere agli allevatori di raggiungere i loro animali al pascolo e di tranquillizzare le persone che abitano a valle. Un ringraziamento va alla ditta incaricata per la celerità dell’intervento». Infatti, oltre alla sicurezza dei residenti che abitano a valle in due villette gemelle, c’è anche la necessità di mettere al sicuro il bestiame che i pastori hanno portato sui pascoli di montagna dall’inizio di questa estate e che non potevano far tornare a valle, essendo i sentieri interrotti dalla frana. Si tratta, complessivamente, di un centinaio di animali, tra ovini e cavalli.
L’antica dimora di campagna, che secondo le ricostruzioni storiche fu in origine la villa di Ovidio, è stata interessata da una seconda frana, come quella che a inizio ‘800 distrusse metà della proprietà. Incombe dunque il rischio idrogeologico su quella parte di zona pedemontana ai piedi del Morrone, che a un anno esatto dall’inizio degli incendi presenta il conto.
La mancanza di alberi e il costone divorato dalle fiamme, infatti, hanno reso instabile il terreno. Per questo si sta intervenendo sulla riattivazione del sentiero ostruito dalla frana, sulla rimozione di massi pericolanti, la mappatura dei fabbricati e dei residenti.
Il Comune, però, ha fatto anche esplicita richiesta di fondi alla Regione per interventi di messa in sicurezza più duraturi e importanti. Per ora risposte non sono arrivate, ma certo è che tutta la zona avrà bisogno di corposi interventi di messa in sicurezza. Dalle stime fatte a suo tempo, i roghi dell’estate 2017 hanno mandato in fumo in quell’area circa cinquemila ettari di boschi.
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