Morta di legionella, 4 indagati: il batterio killer era nella doccia

24 Agosto 2023

Svolta a dieci mesi dalla scomparsa della parrucchiera 64enne, escluse complicazioni da Covid Nei guai amministratori dell’Ater proprietaria della palazzina e una ditta che aveva eseguito i lavori 

SULMONA. Ci sono i primi indagati nell’inchiesta sulla morte di Luciana Pantaleo, la donna di 64 anni deceduta nell’ottobre scorso a seguito di una grave infezione scatenata dalla legionella, che aveva contratto dall’impianto doccia del bagno di casa. La Procura, dopo aver chiesto e ottenuto dal gip Sarnelli una proroga di sei mesi di indagini, ha inscritto sul registro degli indagati quattro persone, che secondo il sostituto procuratore Edoardo Mariotti, titolare dell’inchiesta, potrebbero aver creato i presupposti per lo sviluppo del batterio della legionella nella tubazione dell’impianto idrico e termico di casa Pantaleo. Sotto la lente d’ingrandimento un responsabile legale dell’Ater, proprietaria della palazzina di via XXV Aprile, il responsabile unico del procedimento e i titolari della ditta che ha eseguito i lavori nel settembre dello scorso anno (intervento che ha riguardato il cambio della caldaia dell’appartamento dove viveva la 64enne, insieme alla sua famiglia). Luciana Pantaleo è deceduta lo scorso 21 ottobre nel policlinico Umberto I di Roma, proprio a causa dell’infezione da legionella. A confermare la causa del decesso è stata la scheda rilasciata dall’ospedale capitolino, acquisita fin dal primo momento dal sostituto procuratore Mariotti, insieme alle cartelle cliniche e all’intera documentazione medica rilasciata durante la permanenza della 64enne negli ospedali di Sulmona, prima struttura sanitaria dove è stata accolta la 64enne, subito dopo essersi sentita male, e in quello di Roma dove, poi, la donna è deceduta. L’inchiesta è partita a seguito della denuncia, presentata a metà gennaio, dai familiari della parrucchiera sulmonese: hanno chiesto alla Procura di fare chiarezza sulla vicenda per stabilire se la morte della congiunta poteva essere stata causata da eventuali imperizie e omissioni conseguenti alle procedure adottate nella fase di installazione della caldaia nell’impianto idraulico e di riscaldamento di casa. Secondo i familiari della donna la legionella è stata contratta in casa visto che, in quel periodo, si era registrata una situazione analoga su un’altra inquilina della stessa palazzina che, dopo aver contratto l’infezione da legionella anche in maniera grave, era riuscita a salvarsi. E il nesso comune tra le due abitazioni dove si sarebbe annidata la legionella, sarebbe proprio la sostituzione dell’impianto avvenuta in entrambi gli appartamenti, a settembre dello scorso anno, un mese prima del manifestarsi delle due infezioni. In un primo momento si era anche parlato di strascichi per l’infezione del Covid. Ma nessun riscontro è arrivato al riguardo. Ora spetterà alla Procura far luce sul caso che ora ha anche i primi indagati ai quali viene contestato il reato di omicidio colposo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA