Morta di legionella nella casa Ater: il caso si riapre, ora la perizia sulla caldaia

Sulmona. In due sotto accusa per omicidio colposo in concorso. Nel mirino le procedure d’installazione dell’impianto che avrebbe favorito la proliferazione del batterio. A perdere la vita fu la 64enne Luciana Pantaleo (foto), il cui decesso orientò le indagini verso un tecnico e un amministratore
SULMONA. Il sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona Stefano Iafolla ha disposto una nuova perizia di carattere tecnico per la morte di Luciana Pantaleo, la parrucchiera di 64 anni che aveva perso la vita nel 2022 dopo aver contratto il batterio della legionella nella palazzina Ater di via XXV Aprile. Lo scorso novembre il gip Marta Sarnelli aveva respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura e accolto l’istanza dell’avvocata Mariella Iommi che rappresenta i familiari della donna. Il giudice aveva ordinato nuove indagini per chiarire le responsabilità e accertare il nesso tra il contagio e il decesso.
La procura ha quindi ascoltato un’inquilina della stessa palazzina che aveva contratto la legionella nello stesso arco temporale e ha disposto una nuova consulenza tecnica per stabilire se le procedure di sostituzione della caldaia sono state effettuate correttamente e se i tecnici, al momento dell’istallazione dell’impianto, avevano verificato il corretto funzionamento come previsto dalla normativa vigente.
Per la morte di Pantaleo, sono finiti sotto inchiesta l’ex presidente dell’Ater e il tecnico della ditta che aveva sostituito la caldaia. L’accusa è di omicidio colposo in concorso. L’inchiesta era scaturita dalla denuncia presentata dai familiari della 64enne che avevano chiesto alla procura di fare chiarezza sulla vicenda e stabilire la sussistenza di eventuali imperizie sulle procedure adottate nella fase di installazione dell’impianto.
Secondo i parenti della donna, la legionella era stata contratta in casa visto che, in quel periodo, si era registrata una situazione analoga su un’altra inquilina della stessa palazzina condominiale. Il nesso comune tra le due abitazioni sarebbe proprio la sostituzione della caldaia avvenuta a settembre del 2022, un mese prima del manifestarsi delle infezioni. Per il sostituto procuratore Iafolla «nessuna responsabilità può essere addebitata agli indagati che non potevano esercitare alcun controllo sulla temperatura».
I familiari della parrucchiera si erano opposti all’archiviazione, chiedendo e ottenendo dal gip nuovi accertamenti. Per questo è scattata la fase due delle indagini con la super perizia che ora potrebbe fare luce sul caso. A trovare il batterio della legionella nella doccia dell’abitazione erano stati i tecnici della Asl che avevano disposto accurate verifiche dopo la trasmissione del referto dall’ospedale. La parrucchiera era stata prima ricoverata nella rianimazione dell’ospedale di Sulmona e poi trasferita d’urgenza al policlinico Umberto I di Roma, dove il suo cuore si era fermato. Secondo i medici la morte era dovuta proprio al batterio killer. Nelle stesse palazzine la scorsa estate si era registrato un altro caso su un 40enne che era stato ricoverato nella rianimazione peligna. L’uomo era sopravvissuto e le verifiche tecniche effettuate dalla Asl avevano escluso la presenza del batterio all’interno dello stabile.

