Morta di stenti, assolto il suo compagno

Per l’accusa la donna era deceduta a causa di ripetuti maltrattamenti. I giudici: il fatto non sussiste
AVEZZANO. Era accusato di aver provocato la morte della compagna ma è stato assolto dalla Corte d’Assise dell’Aquila. Si tratta del 48enne romeno Dan George Gabinat che doveva rispondere dei reati di maltrattamenti con l’aggravante di avere causato il decesso della vittima. L’uomo era stato rinviato a giudizio dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, Anna Carla Mastelli. Rischiava una condanna fino a 14 anni di reclusione. In sostanza, il romeno era ritenuto responsabile, stando all’accusa sostenuta dal sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato, della morte per stenti della 46enne Violeta Blindescu, badante, anche lei romena, trovata senza vita nell’aprile 2018 in una casa di via Carlo Scarcella a Carsoli. Sarebbe morta a causa di graduali e ripetuti maltrattamenti che avrebbero provocato un lento deterioramento delle condizioni di salute, fino al decesso. Il ritrovamento del corpo senza vita della donna era avvenuto in un’abitazione nel centro storico di Carsoli e le condizioni dell’abitazione erano apparse già dai primi momenti agli investigatori drammatiche dal punto di vista igienico-sanitario. La donna, sempre secondo la ricostruzione, era morta in un ambiente malsano e nell’abbandono più totale. Da nove anni la donna viveva in quelle condizioni. Inizialmente aveva lavorato come badante e per diversi anni era stata impiegata come aiutante in cucina in alcuni ristoranti della zona. Veniva descritta come una lavoratrice instancabile e responsabile, seria e attenta. Nell’ultimo periodo si era però lasciata andare. Nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del cadavere si era ipotizzato l’omicidio, ma l’autopsia aveva accertato che il decesso era avvenuto in seguito a un’embolia polmonare causata da un grave deperimento organico. Secondo l’accusa, la donna subiva continue minacce, ingiurie e percosse, fino alla limitazione della propria libertà personale. Una vera e propria condizione di segregazione, come sottolineato dal pm Cerrato. Questa situazione, secondo l'accusa, a lungo andare aveva portato a un gravissimo stato di malnutrizione e a un lento ma costante deperimento organico, fino a quando il corpo non ha ceduto. La sentenza è arrivata ieri pomeriggio con il 48enne assolto con formula piena perché il fatto non sussiste. Non c’era stato, quindi, secondo i giudici dell’Aquila, il reato di maltrattamenti sfociati poi nella morte della donna. La decisione è stata presa dal giudice Alessandra Ilari, presidente della sezione penale (a latere il giudice Monica Croci). L’imputato era assistito dall’avvocato Emilio Amiconi del foro di Avezzano. (p.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

