Morta di stenti, il compagno è indagato

La Procura chiude le indagini sulla badante: «Segregata e abbandonata al proprio destino». La difesa: «Solo congetture»
CARSOLI. Morta di stenti e in seguito a ripetuti maltrattamenti. Una fine orribile quella ipotizzata dalla Procura di Avezzano che ha chiuso le indagini sul dramma di Violeta Blindescu, la 46enne romena trovata senza vita nell’aprile 2018 in una casa di via Carlo Scarcella a Carsoli. Da nove anni la donna viveva nel paese della Piana del Cavaliere, dove faceva la badante ed era stata impiegata come lavapiatti in alcuni ristoranti della zona.
Nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del cadavere si era ipotizzato l’omicidio, ma l’autopsia aveva accertato che il decesso era avvenuto in seguito a un’embolia polmonare causata da un grave deperimento organico.
Dan George Gabinat, connazionale convivente con la vittima, 47 anni, era stato arrestato e poi rilasciato. Resta l’unico indagato e adesso nei suoi confronti si ipotizza il reato di maltrattamenti, con l’aggravante di avere causato la morte della compagna. Rischia fino a 14 anni di carcere visto quanto sottolinea il sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato nel capo d’imputazione.
Secondo l’accusa, la donna subiva continue minacce, ingiurie e percosse, fino alla limitazione della propria libertà personale. Una vera segregazione, come sottolinea il pm Cerrato, che aveva portato a un gravissimo stato di malnutrizione e deperimento organico. Sempre per l’accusa, Gabinat sottoponeva la vittima a un costante controllo delle attività quotidiane, limitandone i movimenti e i contatti con l’esterno, compresi quelli con figli, fratello e cognata. La 46enne era costretta, sempre stando alle accuse, a parlare al telefono esclusivamente in presenza del connazionale. «Abbandonata al proprio destino», conclude il pm Cerrato nell’avviso di chiusura indagini. Accuse confermate da alcuni familiari della romena che vivono in Sicilia. L’udienza davanti al gup Maria Proia si terrà il 29 settembre prossimo.
«Solo congetture» per l’avvocato Emilio Amiconi, difensore di Gabinat, «il mio assistito non ha responsabilità diretta nella morte della compagna».
La donna era stata trovata nuda su un materasso in camera da letto, in una casa invasa dai rifiuti. I due si frequentavano da circa nove anni e vivevano in abitazioni separate. L’allarme era stato lanciato dallo stesso compagno della vittima fra le 11.30 e le 11.45 di giovedì 26 aprile 2018. Aveva raccontato di essere entrato in casa per portarle il pranzo e di averla trovata senza vita. Aveva anche detto che la mattina le aveva parlato per l’ultima volta. Una contraddizione secondo gli inquirenti, visto che fin da subito era chiaro che il decesso era avvenuto nei giorni precedenti, forse il lunedì.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

