Morta Giustolisi, difendeva la memoria

La giornalista originaria di Civitella Roveto aveva 69 anni, fondatrice del Premio che rievocava le stragi naziste
CIVITELLA ROVETO. Se l’è portata via il Covid a 69 anni. È morta ieri all’ospedale del Celio a Roma, dove era stata ricoverata un paio di settimane fa, Livia Giustolisi, giornalista, 69 anni, con origini marsicane e in particolare di Meta, frazione di Civitella Roveto. Aveva lavorato a Paese Sera e poi alla Rai con Enzo Biagi. Era figlia di Franco Giustolisi, il giornalista dell’Espresso che negli anni Novanta del secolo scorso aveva scoperto l’armadio della vergogna dove 30 anni prima erano stati occultati i fascicoli con i nomi dei colpevoli delle stragi naziste perpetrate in Italia dal 1943 al 1945. Nel 2015, dopo la morte del padre (avvenuta il 10 novembre del 2014 a 89 anni), Livia Giustolisi insieme a importanti giornalisti italiani, molti dei quali legati alla storia dell’Espresso, aveva dato vita al premio “Franco Giustolisi-Giustizia e verità”, iniziativa nata per ricordare la figura del padre ma soprattutto per dare un riconoscimento a inchieste di cronisti italiani capaci di svelare verità nascoste per anni. Lei lo aveva pensato come un premio itinerante. Una edizione si è svolta nel 2018 a Capistrello, paese in cui nel 1944 avvenne una terribile strage nazifascista e dove Franco Giustolisi aveva tenuto una decina di anni prima un incontro fra memoria e testimonianza. Forte anche il legame con il comune di Roccaraso dove nella frazione di Pietransieri l’esercito tedesco, nel 1943, uccise 128 persone inermi. Quest’anno il premio Giustolisi era stato legato al comune di Fivizzano (Massa Carrara). I vincitori erano stati resi noti a metà novembre in coincidenza con l’anniversario della morte di Franco. Livia Giustolisi era una donna colta e appassionata. Chi scrive ha avuto il privilegio di parlare spesso con lei. L’ultima volta proprio a metà novembre. Mi disse che il premio 2020 aveva rischiato di saltare causa Covid ma che grazie alla giuria e ai suoi collaboratori il lavoro era stato portato a termine con successo e la premiazione si sarebbe svolta a gennaio 2021 a Roma, forse alla Camera. Fu una telefonata breve perché lei quel giorno era squassata dalla tosse e dal raffreddore. «Non credo sia Covid» disse «spero passi presto». Dopo un po’ arrivò un messaggio vocale di quasi 8 minuti. A risentirlo oggi, dopo aver appreso della sua morte a causa della pandemia, sembra quasi che avesse avuto una visione profetica. Si scagliava infatti contro gli assembramenti di persone a Roma e in altre città, assembramenti, documentati dai giornali, «che stanno facendo riesplodere i contagi». E poi continuava: «Io ho partecipato a tante manifestazioni di piazza e ogni tanto arrivava la polizia con gli idranti per disperdere la folla, perché i prefetti non lo fanno anche adesso». In questa frase c’è molto di Livia, donna che non amava le mezze misure, non girava intorno alle questioni, diceva quel che pensava anche se non era politicamente corretto. Livia mancherà a tutti quelli che l’hanno conosciuta. La speranza è che il Premio Giustolisi – che lei aveva voluto e organizzato con tutte le sue forze – resti la “stella cometa” del panorama giornalistico italiano.
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