Morta per cure tardive, maxi rimborso

16 Maggio 2019

Ai familiari dell’insegnante 500mila euro: sottoposta a esame con holter ma chiamata a visita 5 giorni dopo il decesso

AVEZZANO. Correva l’anno 2010 quando M.A., insegnante di 52 anni, fu stroncata da un infarto. Forse poteva essere salvata. Il dubbio è destinato a rimanere tale, ma a distanza di 9 anni la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila è stata condannata dal tribunale di Avezzano a risarcire con 500mila euro gli eredi della 52enne per omesso rispetto del protocollo d’intervento. La storia, con finale tragico, iniziò nel settembre 2010, quando la prof, dopo un malore e le visite private, si recò all’ospedale di Avezzano, dove i medici dell’unità di cardiologia gli applicarono l’appecchio holter che registra l’attività elettrica del cuore per 24 ore. Il giorno successivo M.A. ritornò in ospedale per i controlli di routine e nonostante i «segnali di pericolo» rilevati durante il test giornaliero fu rimandata a casa. L’insegnante fu stroncata da un infarto qualche giorno dopo, mentre la chiamata dell’Asl arrivò fuori tempo massimo. Qualche anno dopo, gli eredi, assistiti dall’avvocato Cristian Carpineta, avviarono un procedimento contro la Asl provinciale mirato a dimostrare la mancata attivazione immediata del protocollo vista la criticità del quadro clinico certificata dal sistema holter. «Quella tragedia, alla luce della mancata attivazione immediata del protocollo d’intervento, certificata dal Ctu del tribunale, il cardiologo Fernando De Benedetto, che ha accolto la tesi del consulente di parte, il professor Mauro Arcangeli», afferma il legale, «forse poteva essere evitata. L’insegnante fu chiamata a visita dopo cinque giorni, ma era troppo tardi: in ospedale, infatti, si recò il figlio della sfortunata insegnante, dove scoprì che quella convocazione tardiva era per la madre, perché qualcuno aveva capito la gravità della situazione rilevata dagli elettrodi collegati all’apparecchio portatile durante le normali attività quotidiane nell’arco delle 24 ore». Ora, a nove anni da quella tragedia, forse evitabile, il tribunale di Avezzano ha condannato la Asl al risarcimento di 500mila euro agli eredi per carenza organizzativa nell’attivazione del protocollo d'intervento. Colpa non ascrivibile ai medici dell’Unità operativa di cardiologia dell’ospedale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA