Morte con giallo, eseguite le analisi del Ris

28 Marzo 2017

Inchiesta sulla tragica fine del 33enne Carli. Eseguiti accertamenti su bossolo, caricatori e pistola

AVEZZANO. Analisi del Ris sul bossolo, su due caricatori e sulla pistola Glock calibro 9 che il 3 giugno 2015 ha ucciso Marco Carli, 33 anni, di Avezzano. Morte inizialmente archiviata come suicidio, a cui il padre e il fratello del giovane non hanno mai creduto.

Sulla vicenda dovranno fare luce le indagini del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri di Roma che ieri hanno eseguito accertamenti irripetibili legati al caso su cui la magistratura avezzanese ha riaperto l’inchiesta. Una perizia voluta dai legali della famiglia ha permesso al professor Martino Farneti, uno dei massimi esperti italiani di balistica forense e ricostruzione della scena del crimine, di stilare una relazione.

Secondo una delle ipotesi che potrebbero smontare la tesi del suicidio, il giovane potrebbe essere stato ucciso con un colpo di pistola alla fronte al termine di una colluttazione. Successivamente sarebbe stato inscenato il suicidio. I nuovi accertamenti, disposti dal sostituto procuratore Roberto Savelli, potrebbero far emergere scenari diversi e determinante sarà la relazione del Ris che potrebbe essere pronta nel giro di poche settimane. Dalle analisi balistiche, per il momento, sono emerse «gravi incongruenze», come spiega il consulente e ben «dieci elementi anomali». Secondo Farneti, «in relazione alla posizione in cui si trovava il corpo della vittima, a seguito dello sparo, per logica, la pistola sarebbe dovuta cadere a terra o comunque non trovarsi nella posizione in cui è stata rinvenuta». Inoltre la presenza del bossolo in camera di scoppio della pistola sarebbe «incompatibile con la dinamica del suicidio».

Gli avvocati Antonio Milo e Patrizia Coletta assistono il padre e il fratello di Marco Carli. (p.g.)

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