Morte del pastore, Di Girolamo si difende

Il datore di lavoro sul 23enne ucciso dal monossido di carbonio: non era sfruttato, né schiavizzato
SULMONA. «Ousmane era regolarmente assunto e tutta la struttura era assicurata. È stata adempiuta ogni necessità sul posto di lavoro, dotato di attrezzature antinfortunistiche, con il rigoroso rispetto dell’orario».
Non ci sta a passare come “sfruttatore” dei suoi dipendenti né tanto meno come “carnefice”, come qualcuno lo ha definito, dopo la tragica vicenda che si è conclusa con la morte del suo pastore Ousmane Kouruma, di soli 23 anni, ucciso dalle esalazioni di monossido di carbonio sprigionate dal rudimentale braciere acceso per riscaldarsi. Dopo giorni in cui è rimasto in silenzio, nel rispetto della tragedia che ha coinvolto la sua azienda e il suo pastore, Massimo Di Girolamo, di Sulmona, si difende dalle accuse che gli sono state rivolte dalla procura, dando la sua versione dei fatti . «Ousmane aveva il telefonino a disposizione con ricariche regolarmente pagate dal datore di lavoro», sottolinea Di Girolamo, che nel procedimento giudiziario è difeso dagli avvocati Alessandra Faiella e Alessandro Margiotta, «il vitto era continuamente fornito da noi in quanto il lavoratore, di religione islamica, non mangiava carne di maiale ma solo carne bianca. Ogni sua necessità era puntualmente soddisfatta; gli ho comprato anche profumi e crema per il corpo. Le stanze dell’azienda erano e sono dotate di tutte le utenze: impianto idrico e termico, impianto elettrico, bagno e cucina a gas. Tra l’altro il contratto non prevedeva l’alloggio, che comunque era a sua disposizione qualora avesse avuto la necessità di utilizzarlo anche durante l’orario di lavoro. Infine, senza che nessuno me l’abbia chiesto, ho provveduto a pagare il funerale del povero Ousmane e ogni incombenza precedente e successiva al tragico evento».
«Non si può assolutamente parlare di sfruttamento, men che meno di riduzione in schiavitù, come prevede la fattispecie contestata», conclude Di Girolamo, «o di evento morte riferibile alle condizioni del lavoratore, che non erano disumane anzi, erano nettamente migliori di un lavoratore medio. Sono imprenditore serio, che svolge il proprio lavoro con attenzione e con rigoroso rispetto delle regole, anche e soprattutto quelle umane».
«Tale circostanze sono già state messe a disposizione della magistratura e verranno messe a disposizione degli inquirenti ulteriori prove confidando pienamente nell’operato della procura di Sulmona», affermano i due legali. (c.l.)
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