Morte del piccolo Tommaso: inchiesta chiusa, quattro indagati

28 Marzo 2023

Il pubblico ministero accusa di omicidio stradale la donna alla guida dell’auto che travolse sei bimbi Ma anche la preside, il responsabile per la prevenzione della scuola e un progettista del Comune

L’AQUILA. Una ferita aperta per L’Aquila. Ma che, dieci mesi dopo la tragedia dell’asilo Primo maggio di Pile, ora vede un primo punto giudiziario. Si sono infatti chiuse le indagini sulla morte a soli 4 anni di Tommaso D’Agostino, travolto il 18 maggio scorso, mentre giocava con altri cinque compagni, da un’auto sfrenata che sfondò il recinto del cortile della scuola. Restano quattro gli indagati, tutti per omicidio stradale. Si tratta della donna che conduceva la Volkswagen Passat, Radostina Zhorova Balabanova, la preside Monia Lai, l’ingegnere Bruno Martini, come responsabile di prevenzione e protezione dell’Istituto comprensivo Mazzini, e Antonello Giampaolini, in quanto geometra responsabile del settore Edilizia scolastica del Comune e progettista dei recenti lavori nella scuola. A loro, ieri, il pubblico ministero Stefano Gallo ha comunicato la chiusura delle indagini preliminari, offrendo la possibilità di presentare dichiarazioni e documenti entro 20 giorni, prima che il procedimento penale prosegua. Eventualmente anche verso il processo. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Mauro Ceci, Luisa Leopardi, Francesco Valentini, Massimo Carosi e Antonella Pellegrini.
IL FRENO A MANO DISATTIVATO
La conducente della macchina è accusata dal pm Gallo di «grave imprudenza, negligenza e imperizia» nell’inosservanza di norme del Codice della strada, per aver parcheggiato «su strada a elevata pendenza prospiciente l’area esterna adibita a giochi della scuola ove stavano giocando i bambini della scuola e rivolto verso questi ultimi, lasciando le chiavi inserite nel quadro», ma anche omettendo di «azionare il freno di stazionamento limitandosi a inserire una marcia», di «sterzare le ruote» e di «impedire l’uso del veicolo senza il suo consenso e in particolare scendendo e allontanandosi dal veicolo, lasciandovi improvvidamente a bordo il figlio, il quale casualmente provocava il disinnesco della leva del cambio e il conseguente movimento del veicolo». Due aggravanti: per «aver commesso un delitto contro la persona ai danni di minori all’interno e nelle adiacenze di un istituto di istruzione e formazione», e per aver «cagionato unitamente alla morte di Tommaso lesioni a più persone».
LA SOSTA SELVAGGIA
Gli altri tre indagati devono rispondere, secondo il pm, di «condotta colposa indipendente» e di «imprudenza, negligenza e imperizia», perché concorrevano «a procurare il decesso» di Tommaso «e lesioni personali gravi» agli altri 5 bimbi. Per la preside Lai, le accuse sono essenzialmente due. La prima: «Ometteva di rilevare l’assoluta inidoneità del documento di valutazione rischi» della scuola. La seconda: in quanto «assistendo all’indiscriminato parcheggio di auto» e «consapevole del fatto che l’area giochi era protetta da semplice recinzione e cancelletto in lamiera», «ometteva nel corso degli anni di porre in essere quanto di sua competenza per impedire il parcheggio e sosta su detta discesa».
IL DOCUMENTO CARENTE
La questione del documento di valutazione rischi della scuola viene ripreso dal pm nelle accuse all’ingegnere Martini: «Ometteva concreta, corretta e puntuale valutazione dei rischi e la connessa individuazione delle misure prevenzionistiche da adottare per risolverli». Il tutto «in aperta violazione» delle prescrizioni di legge, in quanto, tra le cose, il documento «era generico e standardizzato con indicazioni di attività/rischi addirittura non attinenti la scuola Primo maggio».
LA RECINZIONE INIDONEA
Il responsabile dell’Edilizia scolastica del Comune Giampaolini è stato anche titolare dei lavori alla scuola eseguiti tra il 2015 e il 2016. Secondo il pm, «prevedeva, progettava e faceva installare una recinzione di confine dell’area giochi dei piccoli alunni del tutto inidonea alla condizione di spazio limitrofo a un luogo di transito e sosta di veicoli, valutando unicamente la necessità di contenimento e non quella principale di eliminazione del rischio di investimento».
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