Morte di Carli, nelle foto lividi sul corpo

16 Gennaio 2018

Le immagini scattate dai carabinieri mostrate in aula dal fratello e dal padre del giovane. Il gip deciderà se disporre nuove indagini

AVEZZANO. Spuntano delle foto, scattate dai carabinieri, che mostrano lividi sul corpo di Marco Carli, il 33enne trovato senza vita nella propria abitazione di via Arrigo Boito ad Avezzano il 3 giugno 2015. È l’ultima mossa degli avvocati Antonio Milo e Patrizia Coletta che assistono il fratello e il padre del giovane da tre anni alla ricerca della verità. Carli è stato ucciso da un colpo di pistola partito da una Glock semiautomatica che il giovane deteneva legalmente. Ma per i familiari non si tratterebbe di un gesto volontario. Ieri si è tenuta l’udienza in camera di consiglio davanti al gip Anna Carla Mastelli. Il pm ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta per omicidio. Roberto e Fabrizio, rispettivamente padre e fratello del 33enne, hanno presentato opposizione. Il gip si è riservato di decidere – anche alla luce delle foto portate in aula dai legali Milo e Coletta – se archiviare il caso o se concedere un approfondimento delle indagini.
Secondo i legali dei Carli, in alcune foto, scattate dai carabinieri della compagnia di Avezzano nell’immediatezza del loro ingresso nella camera dove il giovane è stato trovato privo di vita, si evidenzia un’ecchimosi sotto l’occhio sinistro di Carli e c’è un’area ecchimotica rossastra sotto la parte destra del corpo, all’altezza dell’ascella e fino alla zona del bacino. «Per i nostri consulenti», afferma l’avvocato Milo, «bisogna indagare per capire la genesi di questi lividi».
Proprio l’indagine difensiva ha gettato ombre sulla vicenda. Il giovane potrebbe essere stato ucciso con un colpo di pistola alla fronte, al termine di una colluttazione, e qualcuno potrebbe avere inscenato il suicidio. È quanto sostenuto in una relazione compiuta dal professor Martino Farneti, uno dei massimi esperti italiani di balistica forense e ricostruzione della scena del crimine. Nella richiesta di opposizione all’archiviazione, inoltre, c’è la relazione del medico legale Alessandro D’Uffizi che così ricostruisce la dinamica: «Il Carli si trovava di fronte al suo aggressore, con il corpo reclinato in avanti, la mano sinistra impegnata a bloccare o a strappare l’arma allo stesso, bloccando nel contempo la culatta otturatore, ed un proiettile che viene esploso penetra in regione frontale, fuoriesce in zona occipitale sinistra ed impatta sul controsoffitto». E la psicologa forense Francesca De Rinaldis, chiamata sempre dai difensori Milo e Coletta, ha condotto un’autopsia psicologica che escluderebbe in modo categorico l’ipotesi del gesto estremo compiuto da Carli.
«Dall’attenta analisi delle foto in questione», riprende Milo, «è emerso che sono state molte le cose non esaminate, anche perché non è stata mai fatta l’autopsia, ritenendo erroneamente sufficiente il solo esame esterno fatto dal medico della Asl. Ma in un caso di morte violenta risulta fondamentale l’autopsia. Abbiamo insistito fortemente nella nostra opposizione perché attraverso gli invocati accertamenti, omessi nel corso delle indagini, si possa stabilire, per dovere di giustizia e nei confronti dei familiari e del Carli stesso, la reale verità degli accadimenti».
I familiari hanno chiesto l’acquisizione dei tabulati del traffico telefonico, nell’arco di tempo dal 20 maggio al 20 giugno 2015, dei telefoni cellulari in uso alla vittima (attualmente “dormiente” e in possesso del fratello Fabrizio) e a cinque persone che hanno avuto contatti con il 33enne. E sono state chieste la riesumazione del corpo e un’indagine suppletiva per ascoltare 15 testimoni.
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