Morte di Sara e insulti sui social: le prime decisioni del tribunale

Un 49enne di Celano deve scrivere una lettera all’avvocato Casciere: «Mi scuso, provo imbarazzo» Per altri due imputati anche la messa alla prova, dovranno svolgere dei lavori di pubblica utilità
AVEZZANO. «Sono sinceramente dispiaciuto e mortificato per quanto accaduto e altrettanto imbarazzato per il commento rilasciato su Facebook». Inizia così la lettera di scuse indirizzata all’avvocato Leonardo Casciere da parte di Franco Angeloni, 49enne di Celano, finito sotto processo con l’accusa di aver diffamato il legale marsicano “colpevole”, secondo gli imputati, di aver difeso Ayuob Jarrar, il marocchino condannato per l’omicidio stradale della 23enne Sara Sforza di Aielli. Fatto accaduto il 2 gennaio del 2020. L’estetista perse la vita, mentre il fidanzato, Alessio Vergari, che viaggiava sul sedile del passeggero, restò ferito in modo grave. La vicenda fece molto scalpore non solo per la perdita di una giovane, ma anche perché il marocchino si era messo alla guida sotto l’effetto di alcol e sostanze stupefacenti (11 giorni prima, il 22 dicembre del 2019, era stato già denunciato per guida in stato di ebbrezza). L’arresto dell’automobilista era arrivato dopo 5 giorni (successivamente è stato condannato a 4 anni con rito abbreviato, ndc). Tanto era bastato per scatenare insulti e minacce sui social contro i giudici (il dossier è finito alla Procura di Campobasso competente per i procedimenti che vedono i giudici parte offesa) e il difensore.
LE SCUSE
«Devo precisare di essere amico del padre di Sara, celanese come me», prosegue Angeloni, difeso dall’avvocato Antonio Stornelli, «sicché accecato dalla rabbia per come si erano svolti i fatti, ho ecceduto nelle parole e nei termini poco gentili anche nei suoi confronti. La prego, dunque, di accettare le mie scuse e di perdonare il mio comportamento riprovevole tenuto nella circostanza posto che, successivamente, mi sono reso conto che lei stava svolgendo la sua attività professionale».
GLI ALTRI IMPUTATI
Oltre ad Angeloni, il decreto di citazione diretta a giudizio era stato indirizzato anche a Ardito Montagliani (45) e Luigia Luccitti (48) di Celano; Ennio Panetta (64) di Ovindoli; Gina D’Amore (53) di Aielli; Silvio Gemini (54) e Aurelio D’Errico (48) di Avezzano e Olga Capodacqua (71) di Capistrello. Il giudice monocratico del tribunale ha accolto la richiesta di sospensione del procedimento relativamente alla posizione degli imputati Panetta, Angeloni e Luccitti integrando la proposta di trattamento elaborato dall’Uepe (Ufficio locale per l’esecuzione penale esterna) con l’obbligo di pubblicazione della lettera di scuse e di rimozione degli articoli ritenuti diffamatori. Il giudice ha stralciato le tre posizioni dal procedimento principale accogliendo la richiesta della messa alla prova. La messa alla prova consente a un condanno di evitare la punizione, svolgendo lavori di pubblica utilità, attività di volontariato e affidamento ai servizi sociali. La prossima udienza per tutti gli altri imputati è in agenda per il 24 maggio.
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