Morte di Sara, ecco le motivazioni della condanna dell’automobilista

Il giudice: «Andava contromano, era senza patente (ritirata undici giorni prima) e guidava ubriaco» I testimoni: «Sorpassava a folle velocità». Il 27enne sconterà quattro anni con il rito abbreviato
AVEZZANO. «Contromano, senza la patente di guida che gli era stata ritirata e in stato di ebbrezza alcolica». Sono alcune delle accuse a carico di Ayoub Jarrar, il marocchino di 27 anni condannato in primo grado a quattro anni di carcere per l’omicidio stradale della 23enne Sara Sforza, di Aielli, avvenuto il 2 gennaio del 2020 sulla Tiburtina Valeria all’altezza di Celano. Il giudice Maria Proia ha depositato le motivazioni della sentenza.
LA RICOSTRUZIONE
A bordo della sua Alfa Romeo 159, in direzione Pescina, l’imputato, scrive il giudice, aveva sorpassato due veicoli che lo precedevano in un tratto di strada dove vige il divieto di sorpasso. Subito dopo non era riuscito a completare la manovra di sorpasso di un terzo veicolo e si era scontrato frontalmente con la Renault Twingo guidata dalla 23enne, proveniente dalla corsia opposta. La vettura di Sforza si era ribaltata dopo essere rimbalzata sul guard rail, mentre la 159 aveva tamponato un’Audi. Dal certificato medico del pronto soccorso di Avezzano risulta che Jarrar si era messo alla guida sotto l’effetto di alcol e sostanze stupefacenti. Inoltre 11 giorni prima, il 22 dicembre del 2019, era stato già denunciato per guida in stato di ebbrezza.
I TESTIMONI
A.M., l’automobilista che seguiva la Twingo di Sara, «a una distanza di 40/50 metri, aveva visto spuntare dal dosso un’Alfa Romeo 159, di colore grigio scuro, contromano e a folle velocità, e poi impattare sul lato fronto-laterale la Renault che si era ribaltata in avanti, mentre la 159 era finita contro la parete posteriore sinistra di un’Audi A1 bianca compiendo poi una rotazione completa». Il conducente dell’Audi, R.M., «verso la parte ascendente del dosso aveva avvertito un colpo da dietro avendo l’impressione che la macchina si fosse sollevata da terra rimanendo per un istante su due ruote e dallo specchietto retrovisore aveva visto una macchia grigia». Un altro automobilista V.D.R. «dopo aver incrociato un’Alfa Romeo 159 che procedeva ad altissima velocità aveva visto dallo specchietto retrovisore un’auto volare in aria e carambolare sulla carreggiata. Tornato indietro aveva visto una Twingo ribaltata al cui interno si sentivano le grida di un ragazzo». Si tratta di Alessio Vergari, il fidanzato di Sara, rimasto gravemente ferito e assistito dall’avvocato Lucio Cotturone. Particolare quest’ultimo confermato anche da O.Z., «sorpassato», anche lui «ad altissima velocità da un’Alfa Romeo 159 che, solo per qualche metro, aveva evitato il frontale con un’altra auto». La fidanzata di Jarrar, invece, E.D.P., aveva riferito di «non essersi accorta dell’incidente perché durante il tragitto guardava il cellulare mentre Ayoub e un suo connazionale parlavano in arabo».
LA SUPERPERIZIA
Secondo il perito nominato dal giudice, Cristiano Ruggeri, «il sinistro si è verificato principalmente a causa della condotta di Jarrar che a una velocità superiore al limite massimo aveva sorpassato oltrepassando la linea continua in un luogo a ridotta visuale per la presenza di un dosso segnalato. Mentre Sara Sforza, che indossava correttamente le cinture di sicurezza, aveva attuato una manovra volta a eludere il veicolo che sopraggiungeva, ma comunque insufficiente a compensarne la condotta irregolare». La vittima «procedeva a 90 chilometri orari (il limite era 70)», ma, scrive il perito, «la sua condotta entro i limiti di velocità non avrebbe avuto effetti sulla cinematica e l’impatto sarebbe stato inevitabile», escludendo «elementi di colpa determinati o concorrenti al sinistro».
LA CONDANNA
In virtù del rito abbreviato richiesto dal suo difensore, l’avvocato Leonardo Casciere, Jarrar è stato condannato a 4 anni (pena base 5 anni, aumentata a 6 ma ridotta a 4 con lo “sconto” previsto dal rito abbreviato).
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