Morte di Sara, spunta un teste che ha visto strani movimenti

Il legale del fidanzato della 23enne vittima dell’incidente provocato dal marocchino ubriaco ha raccolto il racconto di un automobilista. Appello di Di Natale: «Mettere in sicurezza la Tiburtina»
AVEZZANO. Spunta un nuovo testimone oculare dell’incidente che ha portato alla morte di Sara Sforza, la 23enne che ha perso la vita giovedì scorso sulla Tiburtina.
PRONTO A RACCONTARE. L’uomo sarebbe pronto a raccontare quello che è accaduto negli istanti successivi allo schianto. Secondo indiscrezioni, ci sarebbero anche degli scatti a supporto di tale testimonianza. Sembra che ci siano testimoni secondo cui il giovane straniero che ha provocato l’impatto mortale avrebbe tentato di fuggire dopo l’incidente e che attorno all’auto di Jarrar Ayoub, 25 anni, di nazionalità marocchina, prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, si fossero accalcati numerosi stranieri, frugando nell’abitacolo. Per ora sull’indagine, in mano al procuratore della Repubblica di Avezzano Andrea Padalino, resta il più stretto riserbo.
INDAGINI DIFESA. Dal legale del fidanzato della vittima, che sta facendo un’indagine difensiva, verrà chiesto al procuratore di ascoltare questo testimone, che riferirà la sua versione riguardo alla dinamica del sinistro e racconterà quello che è successo in quei tragici momenti di quel pomeriggio. Per quanto riguarda l’ipotesi di un altro straniero fuggito dal luogo dell’incidente, sono in corso approfondimenti. Si tratta però di un’ipotesi comunque smentita più volte dagli stessi investigatori. Intanto il testimone sarebbe pronto a raccontare la sua versione con elementi importanti a supporto. Si parla di foto e video. Una testimonianza che potrebbe essere utile anche a ricostruire le fasi successive all’incidente, di indagine e di soccorso.
NORDAFRICANI SUL POSTO. «Sarà il pubblico ministero», ha affermato l’avvocato Lucio Cotturone, che assiste il giovane fidanzato di Sara rimasto ferito, Alessio Vergari, «a capire se ci sono ulteriori responsabilità da parte di altri soggetti». Sembrerebbe che, dopo la tragedia, nel giro di pochi minuti, la zona sia stata invasa da nordafricani che hanno raggiunto la macchina, avvicinandosi al mezzo incidentato con insistenza». Un punto caldo su cui la difesa tiene molto è la ricostruzione degli orari esatti, quello dell’incidente e quello del decesso della vittima. L’obiettivo, ovviamente, è quello di ottenere un provvedimento restrittivo da parte della magistratura avezzanese. «Speriamo che venga spiccato un mandato di cattura nei confronti del magrebino», spiega l’avvocato Cotturone, «e che il pubblico ministero chieda al gip l’emissione del provvedimento». Attualmente Jarrar Ayoub si trova ricoverato all’ospedale dell’Aquila, ma le sue condizioni sono velocemente migliorate e potrebbe essere dimesso da un momento all’altro. Al “San Salvatore” sarebbero arrivati in questi giorni alcuni magrebini, chiedendo insistentemente di poter vedere il loro connazionale e ci sarebbero stati anche momenti di tensione.
PERICOLO DI FUGA. Secondo la difesa, c’è il concreto pericolo di fuga, ma anche quello di reiterazione del reato. Il marocchino era stato già fermato, dopo una fuga a un posto di blocco, dalla polizia in centro ad Avezzano, pochi giorni prima delle festività natalizie. Anche in quel caso non era stato arrestato, ma denunciato per guida in stato di ebbrezza. Ora, però, c’è il rischio che le esigenze cautelari vadano scemando, con il passare dei giorni dall’incidente mortale. C’è poi la questione del decreto di espulsione pendente in Cassazione nei confronti del nordafricano. Il legale del marocchino potrebbe rinunciare all’Alta corte, riattivando così le procedure di rimpatrio, senza subire il processo per omicidio stradale. Un’eventualità possibile, seppure improbabile.
APPELLO DEL SINDACO. Intanto il sindaco di Aielli, Enzo Di Natale, lancia un appello ai politici, regionali e nazionali, chiedendo la messa i sicurezza della Tiburtina. «La tragedia che ha colpito la mia comunità, quella di Aielli, che ha pianto la tragica e prematura scomparsa di Sara Sforza, ci deve portare a fare delle riflessioni importanti, aldilà delle polemiche», sostiene Di Natale. «Mi rivolgo a tutti i politici che in questi giorni hanno espresso pareri sulle dinamiche della morte di Sara e chiedo loro di fare di tutto per rendere sicura la Tiburtina, un’arteria trafficatissima percorsa quotidianamente da migliaia di persone. Nulla potrà mai ridarci il sorriso di una giovane figlia, ma bisogna fare in modo che quella sia l'ultima vita inghiottita dai pericoli di quella via. La giustizia ha purtroppo tempi biblici e molte delle leggi italiane sono da rivedere, compresi i cavilli che non hanno permesso che il responsabile di questa tragedia fosse messo in stato di fermo. Ma il piano giudiziario non è l’unico che avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi. C’è anche quello inerente la sicurezza infrastrutturale delle nostre strade e della Tiburtina in particolare. E proprio su questa arteria bisogna agire immediatamente, per evitare che tragedie come quella di Sara, ma anche come quelle che purtroppo nel corso degli anni si sono verificate, si ripetano». «Chiedo ai politici regionali e nazionali», conclude il sindaco, «gli unici ad avere le risorse per farlo, di intervenire immediatamente per mettere in sicurezza questo tratto di strada e farlo in tempi rapidi. I fondi ci sono. D’accordo con tutti i sindaci, mi farò promotore di un incontro con i vertici di Anas e Regione. Non si può più perdere tempo».
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