Morte di Sara, un’inchiesta su 400 insulti ai magistrati

La Procura apre un fascicolo, atti a Campobasso per minacce a corpo dello Stato Padalino: così si può condizionare l’azione di chi opera nel rispetto delle regole
AVEZZANO. Insulti e minacce su Facebook, all’indomani della concessione degli arresti domiciliari al 25enne Jarrar Ayoub, accusato di omicidio stradale per l’incidente che causò la morte di Sara Sforza, 23 anni di Aielli, rischiano di costare carissimo ai cosiddetti leoni da tastiera: fino a sette anni di carcere per minacce a «corpo dello Stato» (articolo 338 codice penale). È questa l’ipotesi di reato con cui la Procura di Avezzano ha aperto un fascicolo e affidato alla polizia giudiziaria l’acquisizione dei post, alcune centinaia, inneggianti perlopiù alla giustizia sommaria verso il marocchino, i giudici e il difensore. Un provvedimento che ha pochissimi precedenti in Abruzzo. Il fiume di insulti e minacce verso i pubblici ufficiali, inoltre, finirà sul tavolo dei magistrati della Procura di Campobasso competente per i procedimenti penali che vedono i giudici in qualità di parte offesa o indagati. Il clima giustizialista non va giù al procuratore di Avezzano. «Viviamo in uno stato di diritto», sottolinea Andrea Padalino, capo della Procura marsicana, «i magistrati applicano le leggi, mentre gli insulti e le minacce rischiano di condizionare l’azione di chi deve operare nel rispetto delle regole. Il fascicolo aperto d’ufficio sarà inviato alla Procura di Campobasso per le verifiche e le decisioni del caso».
E il conto da pagare per gli istigatori all’odio e alla giustizia dai da te nei confronti di giudici, difensore e indagato (ancora in carcere in attesa del braccialetto elettronico) potrebbe essere salato. «Chiunque usa violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario per impedirne, in tutto o in parte, anche temporaneamente, o turbarne l’attività», recita l’articolo 338 del codice penale, «è punito con la reclusione da uno a sette anni». Più di qualche leone da tastiera, quindi, come quelli che insultarono il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della visita in Marsica l’estate scorsa, rischiano di essere messi di fronte alle responsabilità. La violenta ondata di minacce, però, potrebbe avere riflessi sul processo a carico di Ayoub. Il clima di minacce rischia di condizionare lo svolgimento del processo e potrebbe spingere il procedimento lontano dalla Marsica, mentre Leonardo Casciere, difensore del marocchino, al momento liquida insulti e minacce di morte con un «vedremo gli sviluppi in seguito, non aggiungo altro». Casciere, però, si prepara a chiedere richieste di risarcimento danni. L’escalation sulla rete è scattata in seguito alla concessione dei domiciliari al 25enne marocchino (dopo quasi due mesi in carcere) chiesti dal legale Casciere e accolti dal giudice, Carla Castelli, in attesa del processo per la morte della 23enne Sara Sforza. Ayoub era alla guida dell’auto ubriaco. L’incidente risale al 2 gennaio scorso. In oltre 400 si sono scatenati sui social chiedendo giustizia sommaria e dimenticando che viviamo in uno Stato di diritto, dove, fermo restando la drammaticità dell’evento, le sentenze le emettono i magistrati in un clima di serenità di giudizio.
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