Morte di Tiberi, scatta l’inchiesta sul cantiere

Gli inquirenti dovranno stabilire la regolarità di quel cavo teso contro il quale è finito il 48enne
INTRODACQUA. Accertare se quel cavo teso tra le transenne era regolare o meno e se l’accesso al cantiere dove è avvenuto l’incidente in cui ha perso la vita Gianni Tiberi, era consentito o no. Sono questi i punti sui quali ruota l’inchiesta avviata dai carabinieri della compagnia di San Donato Milanese per accertare eventuali responsabilità che avrebbero favorito la tragedia che ha coinvolto il 48enne di Introdacqua.
Tra oggi e domani la procura di Milano titolare dell’inchiesta dovrebbe affidare l’incarico per lo svolgimento dell’esame autoptico dal quale non sono attese clamorose novità visto che le cause del decesso sono apparse chiare fin dall’inizio. Tiberi era a bordo del suo scooter per recarsi al lavoro e intorno alle 7.30 stava percorrendo il raccordo San Donato-Autostrada del Sole. Di fronte a un restringimento della carreggiata sul viadotto si è infilato nella corsia chiusa per lavori, superando alcuni ingressi. Ma non ha visto il cavo d’acciaio, teso tra le barriere mobili che delimitano il cantiere. Da alcune testimonianze rese ai carabinieri si è appreso che il passaggio nel cantiere aperto da alcuni mesi, era diventato un fatto abituale da parte di tanti motociclisti che lo percorrevano per accorciare il percorso per arrivare alle rispettive destinazioni. Il giorno prima però, a causa del maltempo, gli operai avevano teso dei cavi per sostenere delle transenne, cavi che pare, non sarebbero stati adeguatamente segnalati.
Tra oggi e domani la sorella Roberta che vive a Introdacqua, insieme al marito dovrebbe raggiungere Milano per attendere che il magistrato dia il nulla osta per la riconsegna della salma ai familiari. I funerali, infatti, si svolgeranno a Introdacqua, dove Tiberi ha sempre vissuto fino a quando si è trasferito a Milano. (c.l.)

