Morte di un sorriso, così la Zacchia spiega i mali moderni

18 Febbraio 2017

Dai bulli al gioco d’azzardo nel libro della prof del Torlonia Prosegue l’iniziativa del Centro con la scuola di Avezzano

AVEZZANO. Bullismo, gioco d’azzardo, violenze, droga: mali che si sono ormai ramificati nella società odierna e le vittime sono quasi sempre i giovani. Sono questi i temi trattati nel libro “Morte di un sorriso” scritto dalla professoressa Rita Zacchia, docente di storia e filosofia del Liceo Classico “A. Torlonia” ed ex assistente sociale. Continuamente ammaliata dalla vivace intelligenza e sensibilità dei suoi ragazzi, l’insegnante ha sentito l’esigenza, attraverso questo libro, di testimoniare le problematiche della nostra società. L’ autrice si è avvalsa dell’aiuto e del coinvolgimento diretto dei suoi alunni liceali delle classi 2A e 2C. «Viviamo in una società che, purtroppo, poggia le sue radici sulle sabbie mobili. I giovani appaiono tristi, gli anziani soffrono di solitudine. Sulle strade non si sente più l’eco dei canti, l’unico tintinnio che crea rumore è quello delle slot machine»: così la Zacchia esprime ciò che l’ha spinta a scrivere “Morte di un sorriso”. Fulcro del libro è il tema del disadattamento odierno, inserito in un contesto sociale indifferente che provoca la totale dimenticanza del valore dell’ individuo. I soggetti più fragili divengono vittime di un anonimato esistenziale in cui viene meno la capacità di sorridere, da qui la scelta del titolo. L’autrice, che ha alle spalle anni di esperienza nel campo sociale, tratta nel suo libro-cronaca fenomeni di stretta attualità. “Morte di un sorriso” dà grande spazio alla violenza verbale e vuole essere un monito a fare più attenzione a ciò che si dice. «Le parole», è scritto nel libro, «feriscono l’animo e, talvolta, possono uccidere più delle pietre». Lo scopo della scrittrice è divulgare il valore della felicità, rendere consapevole l’uomo delle proprie azioni e delle proprie scelte, educare a pensare che da uno “scontro” può nascere un “incontro” affinché non si arrivi al peggiore dei mali: l’indifferenza. La professoressa ha inoltre affermato che lo specchio dei giovani è quello offerto dai “grandi”. Le problematiche sussistono perché vi è una disgregazione a livello familiare e i giovani non hanno la spinta per iniziare qualcosa di nuovo, la nostra società li adagia, e loro, dormienti, non si rendono conto che la vita va vissuta nel bene e nel male perché “Vivere è bello ed essere giovani è ancora più bello”.

Beatrice D’Amico

Stefano Palleschi

Alessia Rauso

Francesco Sambucini

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