Morte dopo fuga da reparto, sì alla perizia

Il giudice, su richiesta delle parti lese, ha ordinato per il 16 giugno il conferimento dell’incarico
L’AQUILA. L’inchiesta sulla morte del 49enne Arcangelo Colantoni, deceduto dopo essere uscito dall’ospedale dove era ricoverato, prima di essere dimesso dai medici, ha ormai preso il largo.
Nel senso che il giudice per le indagini preliminari del tribunale, accogliendo le richieste delle parti lese, ha ordinato una perizia, tramite incidente probatorio, per capire se ci sono state leggerezze nel reparto dove si trovava o se la tragedia fu frutto dell’imponderabile. Sta di fatto che il giudice Giuseppe Romano Gargarella, ha disposto, con ordinanza del 5 maggio, la nomina del perito, Ciro Montemitro, e la fissazione di un’udienza per il 16 giugno nella quale verrà conferito l’incarico.
Una decisione presa in difformità dalla Procura che, invece, ha sempre chiesto di archiviare.
«L’assunzione della suddetta prova», si legge nel provvedimento di Gargarella, «appare rilevante ai fini delle indagini e per la decisione dibattimentale e che tale accertamento, se rinviato, determinerebbe la sospensione di esso per un periodo superiore a 60 giorni, si dispone l’incidente probatorio».
La decisione del giudice di non chiudere il caso poggia almeno in parte, sulla relazione dei carabinieri dei Nas le cui risultanze furono di un certo effetto.«Quanto accaduto a Colantoni», dicono i Nas, «ovvero decedere dopo avere abbandonato l'ospedale notettempo in pigiama, senza cellulare e denaro, appare le conseguenza di procedure non adeguate alla tutela della sicurezza dei degenti trattandosi di un paziente che non si trovava in condizione di autodeterminazione in quanto, come si rileva dalla cartella clinica, aveva manifestato crisi che dovevano suggerire misure di sorveglianza più adeguate». «L'assenza di protocolli», dicono ancora i carabinieri del Nas, «che prevedano linee guida non esime dall'adozione di ogni misura ritenuta più adeguata ai fini della sicurezza del paziente, da parte del reparto ospedaliero, in capo al quale, come detto, ricadono le relative responsabilità, anzi dovrebbero suggerire cautele più stringenti».
Nel corso del procedimento, che per ora è contro ignoti, le parti lese sono rappresentate dagli avvocati Aldo Di Ianni e Gaetana di Ianni.
(g.g.)
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