Morte in campo, c’è il processo

27 Marzo 2015

Il patron dell’Amatori Aielli rinviato a giudizio per aver falsificato il certificato medico di Tofani

CERCHIO. Era morto durante una partita di calcio, a Bugnara, quando mancavano pochi minuti al termine di una gara che voleva vincere per la sua squadra, l'Amatori Aielli. Una morte improvvisa, a soli 53 anni, quella di Pino Tofani di Cerchio che oltre a lasciare un vuoto incolmabile nel cuore dei suoi cari e dei suoi amici, ha avuto anche una coda giudiziaria.

Il primo atto si è concluso ieri con il rinvio a giudizio di Gaetano Marinucci, 56 anni di Aielli, che secondo l'accusa, in qualità di presidente della squadra, avrebbe permesso a Tofani di allenare e giocare senza la necessaria documentazione medica. Nel corso dell'inchiesta è stato infatti accertato che il certificato medico che attestava la sana e robusta costituzione di Tofani, era falso. L'accusa per Marinucci è di omicidio colposo e la prima udienza del processo è stata fissata al prossimo 16 giugno davanti al giudice monocratico del tribunale di Sulmona.

«Siamo sicuri di dimostrare, in sede dibattimentale, la nostra innocenza e la totale estraneità ai fatti che ci vengono contestati», afferma il difensore di Marinucci, l'avvocato Pasquale Milo, «cosa che non ci è stata possibile fare in udienza preliminare». Di pari passo con l'inchiesta penale procede anche quella civile incardinata dai familiari di Tofani, assistiti dagli avvocati Callisto e Berardino Terra, i quali hanno presentato una richiesta di risarcimento di due milioni di euro alla Lega nazionale dilettanti.

«La vicenda» sottolineano gli avvocati Terra, «"ha avuto inquietati e inaspettati risultati investigativi. Con un supplemento di indagini è stato accertato come la società di calcio amatoriale non fosse in possesso di una certificazione di idoneità fisica del calciatore tale da consentirgli il suo utilizzo in campo, ma stranamente solo di una semplice fotocopia di un certificato medico di Tofani sottoscritto da un medico e risultato essere poi falso. Dalle indagini è risultato assai singolare anche il fatto che fra tutti i certificati sequestrati dalla Procura e in possesso della società di calcio, relativi a ben venti atleti, soltanto quello di Tofani fosse in fotocopia. Nessuno dei dirigenti interrogati, inoltre, pare fosse a conoscenza di chi materialmente avesse ricevuto questa fotocopia. La responsabilità colposa per la morte del Tofani risulta evidente per imprudenza e negligenza anche in ambito civile, a carico sia della società di calcio amatoriale Aielli che della Lega nazionale dilettanti quale organizzatrice del campionato».

Claudio Lattanzio

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