Morte in corsia, medico deve pagare 250mila euro

Il decesso dopo tre interventi, maxi-risarcimento ai familiari della vittima
L'AQUILA. Paziente morì dopo tre interventi chirurgici, medico dovrà risarcire 250mila euro ai familiari. Lo hanno deciso i giudici della Corte d'Appello per una morte avvenuta nel 2003 al San Salvatore. La causa si trascina dal 2005, il reato è estinto per prescrizione. LA STORIA. I magistrati della sezione penale della Corte d'Appello dell'Aquila (presidente Aldo Manfredi, consiglieri Carla De Matteis e Armando De Aloysio) hanno emesso la sentenza nei confronti del dottor Mauro Di Marco, 56 anni, del reparto di Chirurgia generale dell'ospedale San Salvatore. Il medico era finito sotto processo per omicidio colposo a causa della morte del paziente Silvio Cattivera, avvenuta in ospedale il 7 gennaio 2003. Un decesso arrivato dopo tre interventi chirurgici successivi a un primo effettuato in laparoscopia. In quella circostanza si era avuto un peggioramento progressivo del quadro clinico fino ad arrivare alla morte del paziente che all'epoca dei fatti aveva 70 anni. LA SENTENZA. Riformando in maniera parziale la sentenza di primo grado emessa dal tribunale dell'Aquila, giudice unico Giuseppe Romano Gargarella, il 22 aprile 2005 (un anno e due mesi di reclusione, pena sospesa, e un risarcimento da corrispondere ai familiari della vittima per complessivi 100mila euro), la Corte ha accolto l'appello delle parti civili, la moglie Angelina Ferullo e la figlia della vittima Raffaella Cattivera, rappresentate dall'avvocato Mauro Ceci. I giudici hanno condannato il dottor Di Marco al risarcimento nei confronti dei parenti della complessiva somma di 250mila euro oltre al pagamento delle spese di giustizia e dell'avvocato di parte civile. Inoltre, gli stessi giudici hanno anche dichiarato il non doversi procedere penalmente nei confronti dell'imputato a causa dell'intervenuta prescrizione del reato. Per arrivare al secondo grado di giudizio, infatti, ci sono voluti sette anni. Inizialmente, nell'ambito della stessa vicenda, erano stati indagati anche altri medici dello stesso ospedale, i quali, tuttavia, erano stati completamente scagionati nella fase istruttoria. LE PERIZIE. Nel corso del lungo procedimento c'è stata una vera e propria battaglia di perizie. In particolare, nel corso dell'udienza di ieri, il professor Adriano Tagliabracci, medico legale primario dell'istituto dell'ospedale «Torrette» di Ancona, ha riferito nei dettagli i contenuti della corposa perizia a lui affidata dalla Corte d'Appello, dalla quale sono emersi profili di responsabilità a carico dell'imputato. Con ogni probabilità, per evitare il maxi-risarcimento, il dottor Di Marco, attraverso il suo legale di fiducia, il penalista Stefano Rossi, ricorrerà per Cassazione contro il pronunciamento della Corte di Appello.
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