Morte sospetta in corsia Scagionati sei medici

Il giudice: «Nessuna responsabilità sul decesso della donna» La settantenne era stata ricoverata nel 2014 per una presunta polmonite
L’AQUILA. Ricoverata in ospedale con una sospetta polmonite, le sue condizioni si aggravarono fino al decesso, avvenuto nell’ospedale regionale “San Salvatore”.
La vittima è una settantenne aquilana e i fatti risalgono alla fine del 2014. Per omicidio colposo furono indagati sei medici del San Salvatore. Si tratta di Alfeo Fiore Donati, Benita Capannolo, Giacomo Rando, Marco Pozone, Michele Marchese, Antonio Matani.
Nei giorni scorsi, però, il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta del pm, ha depositato un’ordinanza di archiviazione per i medici.
«Possono essere condivise», scrive il gip, «le argomentazioni del pubblico ministero atteso che, dagli atti esaminati, non si ravvisano notizie di reato».
Il giudice rileva inoltre che «in riferimento al decesso di Visione Angela, dovuto ad arresto cardiocircolatorio, sia emersa l’assenza di responsabilità degli indagati sia sotto il profilo diagnostico-terapeutico che sotto il profilo logico. All’esito dell’incidente probatorio è emerso, da un lato, che la patologia della paziente appare avere un decorso clinico del tutto naturale, dall’altro è emerso che l’infezione respiratoria cui la stessa è stata soggetta nel reparto di malattie infettive rappresenta una delle possibili contaminazioni cui un paziente, già gravemente compromesso, può essere soggetto durante il ricovero».
«Riguardo», prosegue il giudice, «alla supposta mancata applicazione da parte dei medici delle misure precipuamente indicate nella legge regionale 32 del 2007 sul controllo e prevenzione delle infezioni contraibili nelle strutture sanitarie, si deve rimarcare come il contenuto di tale norma abbia come destinatari i responsabili delle strutture sanitarie del territorio; osservato come, con riferimento all’ospedale aquilano, non siano stati riscontrati atti volti all’applicazione delle procedure contenute nella norma regionale predetta, si evince che gli indagati hanno adottato tutte le misure atte a fronteggiare la patologia». «Si osserva che la mancata pubblicazione», conclude, «di una norma regionale specificatamente riferita al controllo e prevenzione delle malattie infettive debba essere addebitata ai responsabili delle strutture sanitarie sul territorio». Gli indagati erano assistiti dagli avvocati Amedeo Ciuffetelli e Gianfranco Iadecola.
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