Morti in cantiere, la denuncia: sicurezza a rischio dopo il sisma

18 Marzo 2021

Di Natale (Filca-Cisl): «Dopo 12 anni misure di prevenzione allentate, bisogna rivedere gli interventi»  Di Donato (Feneal-Uil): «In poco più di un anno 26 vittime sul lavoro in Abruzzo, è un dramma sociale»

SAN PIO DELLE CAMERE . «Prevenzione». Se per il sindaco di San Pio delle Camere Pio Feneziani le cause della tragedia nel cantiere post-sisma sono da ricercare soprattutto nelle lungaggini burocratiche della ricostruzione, secondo i sindacati l’incidente di sabato scorso riaccende drammaticamente i riflettori sul tema della sicurezza in edilizia. A rimettere al centro delle priorità questo argomento, nel giorno in cui il pm titolare dell’inchiesta Simonetta Ciccarelli ha dato il via libera alle sepolture del 41enne romeno Cristian Susanu e del suo collega macedone Dzevdet Uzeiri di 61 anni, travolti dal crollo dell’immobile in cui stavano lavorando, è il segretario provinciale della Filca-Cisl, nonché vicepresidente della Cassa edile, Pietro Di Natale.
ALLARME SICUREZZA. Il punto su cui continua a battere il sindacato è la prevenzione, anche alla luce del tanto, troppo tempo trascorso tra i primi interventi post-sisma e gli effettivi lavori di ripristino. «Dopo dodici anni le opere di messa in sicurezza si sono fatalmente allentate», spiega Di Natale, «ci dovrebbero essere nuovi sopralluoghi per capire come stanno messe le strutture e rivedere le opere dal punto di vista tecnico». Il fattore tempo, con la precarizzazione di misure preventive che subito dopo il terremoto del 2009 risultavano adeguate, potrebbe fornire una chiave di lettura a carabinieri e ispettori dell’Asl impegnati nelle indagini sul crollo per il quale ci sono quattro indagati. In questo aspetto le parole del sindacalista trovano un punto di contatto con la denuncia delle lungaggini burocratiche da parte del sindaco e indicano una linea d’azione rispetto ai timori, sempre espressi da Feneziani, sul fatto che il sequestro del cantiere dell’incidente possa bloccare il resto della ricostruzione in paese.
LE RESPONSABILITÀ. Prendersela con le lentezze procedurali, però, è un po’ come sparare nel mucchio. «Il problema esiste, ma ha una molteplicità di fattori», spiega Di Natale, «tra cui le incertezze legate al personale dell’Ufficio speciale per la ricostruzione e i tanti studi tecnici che hanno fatto incetta di progetti non riuscendo poi a seguirli tutti». L’unica strada percorribile, insomma, resta quella di un rinnovato patto sulla sicurezza, che rilanci gli strumenti già adottati dall’ente paritetico attivato da Cassa edile con il coinvolgimento di imprenditori e sindacati.
TROPPI LUTTI. L’obiettivo è evitare il ripetersi di «un’indecente tragedia civile», come il segretario della Feneal-Uil Adriatica Gran Sasso Luigi Di Donato definisce il crollo dell’immobile in cui hanno perso la vita Cristian e Dzevdet. Il loro sacrificio aggrava il bilancio delle morti sul lavoro in Abruzzo che, da inizio 2020, conta già 26 vittime, di cui 12 per contagi da Covid-19. «Queste cifre testimoniano che c’è ancora tanto, direi troppo da fare», afferma Di Donato. «Ogni uomo che perde la vita nel luogo che gli dà la dignità, è un dramma per tutta la società».
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