Morti in cantiere, primi indagati Sicurezza dei lavori sotto esame

16 Marzo 2021

Il titolare dell’impresa, tecnici e progettisti segnalati alla Procura da carabinieri e ispettori Asl

SAN PIO DELLE CAMERE . Primi indagati per la tragedia nel cantiere di San Pio delle Camere. Più che tra le macerie è nelle carte che gli investigatori cercano spiegazioni al crollo dell’edificio, in ristrutturazione post-sisma, che ha spezzato le vite di Cristian Susanu, romeno di 42 anni, e del suo collega macedone Dzevdet Uzeiri, di 61 anni. La documentazione, relativa all’incidente, è stata acquisita da carabinieri e ispettori dell’Asl. Tra i tanti plichi del voluminoso fascicolo, messo a disposizione dall’impresa appaltatrice Habita di Marcello Aloisio e dall’Ufficio speciale per la ricostruzione, l’attenzione degli investigatori è concentrata sul piano per la sicurezza. Da lì dovrebbero arrivare le risposte sulle cause.
LE INDAGINI. L’ipotesi di reato di duplice omicidio colposo, indicata nell’inchiesta aperta dal pm Simonetta Ciccarelli, nelle prossime ore assumerà contorni più definiti. Alla Procura sono stati segnalati, dopo i primi accertamenti, il titolare dell’impresa appaltatrice e i tecnici che, a vario titolo, sono coinvolti nei lavori di ripristino dell’immobile che fa parte di un aggregato edilizio proprio al centro del paese. Si tratta del proprietario dell’impresa Habita, Marcello Aloisio, 51 anni, dell’Aquila; del presidente del Consorzio di ricostruzione dell’aggregato di case, Giuseppe Silvestri, 81 anni, della provincia di Ascoli Piceno; del responsabile della sicurezza Andrea Amico, 49 anni di Jesi (Ancona), e del direttore dei lavori Alessandro Barocci, 43 anni di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). Bisognerà aspettare l’esito delle autopsie, in programma oggi e affidate all’anatomopatologo Giuseppe Calvisi, per la formalizzazione delle contestazioni. Per i riscontri necessari sarà necessario probabilmente anche un incidente probatorio nel cantiere finito sotto sequestro.
LA DINAMICA. Da accertare nei dettagli sarà anche la drammatica successione degli eventi che hanno innescato il cedimento strutturale e la morte dei due operai. Per quanto emerso finora, Cristian e Dzevdet, insieme a un loro collega riuscito miracolosamente a mettersi in salvo, erano da poco al lavoro all’interno del vecchio immobile reso inagibile dal sisma del 2009. Erano impegnati nella preparazione di una gettata di cemento quando l’edificio si è sgretolato, travolgendo gli operai. Il sopravvissuto, pochi minuti dopo il crollo, mentre ancora i soccorritori di 118 e vigili del fuoco stavano cercando di estrarre vivi dalle macerie gli altri due muratori, ha parlato di «strane vibrazioni» del pavimento che l’hanno allarmato inducendolo a lanciarsi in un cunicolo. Tra le cause del cedimento, dunque, inizialmente è stato ipotizzato il movimento di una ruspa, ma al momento non ci sono riscontri su questo aspetto. Cristian e Dzevdet, investiti dalle macerie, sono precipitati per oltre cinque metri nella voragine aperta sotto il pavimento che nascondeva una grotta. Nella prima fase i soccorritori sono stati guidati dalle loro richieste di aiuto, ma le voci dei due operai si sono a mano a mano affievolite, fino al silenzio che ha stroncato le speranze.
LE AUTOPSIE. A confermare le cause del decesso dei due muratori saranno gli esami sui loro corpi. Gli accertamenti, affidati dal pm a Calvisi, contribuiranno a definire così la dinamica dell’incidente e, di conseguenza, anche le eventuali responsabilità. Poi le salme saranno restituite alle famiglie per i riti funebri. L’incidente è stato un colpo durissimo per parenti e amici di Dzevdet e Cristian, ma anche per Aloisio. Il titolare dell’impresa, che i sindacati descrivono come molto seria e rispettosa delle regole, è sotto shock, prostrato da dolore. «Per lui l’azienda», dice chi lo conosce bene, «è sempre stata una famiglia».
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