Morti in cantiere, sindaco accusa: «Vittime della burocrazia lenta»

17 Marzo 2021

Il primo cittadino Feneziani punta il dito contro le lungaggini della ricostruzione post-terremoto 2009 L’autopsia conferma: decessi provocati da traumi da schiacciamento. Oggi il nulla osta del magistrato

SAN PIO DELLE CAMERE. «Colpa della burocrazia». Per il sindaco di San Pio delle Camere Pio Feneziani la tragedia del cantiere post-sisma in cui hanno perso la vita Cristian Susanu, romeno di 42 anni, e il suo collega macedone 61enne Dzevdet Uzeiri, ha già un responsabile. Le indagini di carabinieri e ispettori dell’Asl accerteranno cause ed eventuali responsabilità personali per l’incidente, ma il primo cittadino del paese in cui era in corso l’intervento di ricostruzione dell’edificio crollato sabato pomeriggio guarda alla vicenda con l’occhio dell’amministratore pubblico e non del giudice. Feneziani, così, mette sul banco degli imputati le lentezze di un sistema che a 12 anni dal terremoto è ancora alle prese con abitazioni da riparare.
TEMPI BIBLICI. «Non si può aspettare così a lungo per avviare i lavori», sottolinea il sindaco, ricordando che a monte e a valle dell’aggregato, ceduto di schianto travolgendo i due muratori della ditta Habita di Marcello Aloisio, ci sono altri immobili lesionati dal sisma che ancora attendono il ripristino. «Edifici che negli anni», tiene a evidenziare il primo cittadino, «sono rimasti esposti alle intemperie e alle scosse dei successivi terremoti». La paura è che il tragico evento di quattro giorni fa comprometta un processo già lentissimo. Il sequestro del cantiere in cui c’è stato il crollo fatale potrebbe creare ripercussioni sugli interventi ancora da realizzare. «L’ulteriore preoccupazione è che si blocchi tutto», osserva Feneziani, «perché a questo punto sarebbe difficile, se non impossibile, trovare un’alternativa alla scelta politica fatta nel 2009». Subito dopo il terremoto la decisione fu quella di recuperare il patrimonio immobiliare preesistente, conservandone il valore architettonico e storico. Per il primo cittadino, dunque, non è il caso, nonostante il lutto che ha colpito anche la sua comunità, oltre che quelle dei due operai, di porsi la domanda se ha senso insistere in un piano ultradecennale di recupero di edifici più che attempati. «Ne mancano ancora diversi, ma una decina di interventi sono stati completati», fa sapere il sindaco, «e alcuni proprietari sono anche rientrati nelle loro abitazioni».
POSSIBILI CAUSE. Feneziani chiarisce che sono «tutti edifici simili». L’intervento nell’immobile crollato, insomma, non risultava di complessità maggiore rispetto a quelli già realizzati. Così come la presenza della grotta sotto il pavimento nella quale sono sprofondati i due muratori travolti dalle macerie, non è una particolarità solo di quel punto. «Il sottosuolo del paese è disseminato di cavità», precisa il sindaco, «stanno un po’ dappertutto». Saranno dunque gli accertamenti di carabinieri e ispettori dell’Asl, che hanno iniziato ad analizzare le carte dell’intervento nel cantiere, a dover chiarire il perché del crollo. All’esame degli investigatori è in particolare il piano di sicurezza, oltre alle testimonianze di colleghi di Cristian e Dzevdet. I due muratori, stando ai primi riscontri, erano da poco entrati nell’immobile e stavano preparando una gettata di cemento quando sono stati travolti dalle macerie precipitando nella grotta sotto il pavimento.
LE AUTOPSIE. Gli esami sui corpi delle vittime, affidati all’anatomopatologo Giuseppe Calvisi, hanno confermato che Cristian e Dzevdet sono morti per i traumi da schiacciamento e soffocamento provocati dai pesanti detriti dell’edificio crollato. Un difetto di notifica alle parti ha determinato lo slittamento delle autopsie dalla mattina al pomeriggio. Gli esami sono stati conclusi a tarda sera e oggi le salme saranno riconsegnate alle famiglie. Per ora restano quattro gli indagati. Sono il proprietario dell’impresa Marcello Aloisio, 51 anni, dell’Aquila, il presidente del Consorzio di ricostruzione dell’aggregato, Giuseppe Silvestri, 81 anni, della provincia di Ascoli Piceno, il responsabile della sicurezza Andrea Amico, 49 anni di Jesi (Ancona), e il direttore dei lavori Alessandro Barocci, 43 anni di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno).
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