Morti sulle strade, appello a Salvini «Alzi la pena a 20 anni di carcere»

7 Dicembre 2023

Panepucci, mamma in prima linea, replica al ministro e all’annuncio di nuove norme sulla sicurezza: «Cavalca il momento, aspettiamo fatti da tempo. Le leggi ci sono, ma servono giustizia e investimenti»

L’AQUILA. La rabbia della famiglia De Vecchis è la stessa di chi da tanti anni combatte perché non ci siano più vittime della strada. E pretende giustizia. Non come “vendetta”, ma come segnale da parte di uno Stato che vuole davvero interrompere la scia di sangue.
«Il ministro Matteo Salvini spinga il suo governo a innalzare le pene. Porti l’omicidio stradale da un minimo di sei anni di carcere fino almeno a 20. Allora sì che lo applaudiremmo»: è questa la sfida lanciata al leader della Lega da Erina Panepucci, vertice dell’associazione “Vittime della strada”, mamma aquilana che ha perso suo figlio Giuseppe Magnifico 18 anni fa e che da allora combatte in prima linea per la sicurezza stradale. Panepucci parla 48 ore dopo Sandro De Vecchis, che chiede giustizia per i genitori morti sabato sera nella tragedia di Montereale. E a 24 ore da quel messaggio che il ministro delle Infrastrutture ha dedicato ad Albino De Vecchis e Filomena Croce e alla nipote Serena Durastante, la giovane che nel 2019 perse la vita come i nonni lungo la statale 260 Picente. Salvini ha promesso misure più severe e incisive. «Il ministro interviene ogni volta che accade una tragedia di questa portata, cavalcando il momento. Ma stiamo ancora aspettando che le sue promesse si trasformino in fatti», continua Panepucci. Che poi parla concretamente di cosa ci sarebbe bisogno. «Le leggi ci sono. C’è il reato di omicidio stradale che abbiamo ottenuto dopo tante battaglie. Il problema è che le leggi non vengono applicate: manca una certezza della pena. Che messaggio stiamo dando alle nuove generazioni, se giustifichiamo ogni volta chi uccide sulla strada con condanne minime? Se l’automobilista che ha ucciso Emilio Ciammetti (investito sulle strisce da un pirata al Cermone nel 2021, ndr) ha avuto una condanna di soli tre anni e quattro mesi. Se quello che ha ucciso Serena Durastante ha avuto solo tre anni e mezzo? Chi si mette alla guida ubriaco o drogato deve sapere che rischia davvero di finire a lungo in carcere e di rovinarsi la vita».
Ancora Panepucci: «E poi servono investimenti. Per il personale delle forze dell’ordine, che devono effettuare i controlli e devono essere messi in condizione di farlo. Ma servono investimenti anche per mettere in sicurezza le strade. È chiuso da otto anni in un cassetto del Comune dell’Aquila un piano studiato prendendo come esempio il progetto “David” che a Firenze ha ridotto la mortalità sulle strade del 70%. Non solo non viene portato a termine: nel nuovo bilancio comunale non c’è un euro dedicato a un vero piano strategico per la sicurezza stradale».
L’amara considerazione finale della mamma aquilana in prima linea: «Oramai siamo demoralizzati. Si fanno chiacchiere e promesse ogni qual volta capita una tragedia, ci si indigna, poi nessuno fa niente. Non capendo, tra l’altro, che la prossima vittima può essere chiunque di noi o un nostro caro: il problema riguarda tutti, anche se lo nascondiamo sotto al tappeto. Siamo rimasti soltanto noi familiari a combattere, mettendo a disposizione il nostro dolore. Ma riceviamo indifferenza, se non qualche volta scherno o vandalismo, come è successo al monumento alle Vittime della strada. Lì il Comune avrebbe dovuto farsi carico di fototrappole per scoprire i colpevoli, invece abbiamo dovuto pensarci noi, ingaggiando un investigatore privato».
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