Morto contro il trattore, in due a giudizio

30 Maggio 2018

Svolta nell’inchiesta sull’incidente del 22enne Bisciardi: il mezzo agricolo viaggiava a fari spenti

LUCO DEI MARSI. Era buio e il rimorchio del trattore era praticamente invisibile. Rimorchio contro il quale ha perso la vita Emilio Bisciardi, imprenditore agricolo di Luco dei Marsi. Aveva appena 22 anni. Una tragedia avvenuta il 10 ottobre 2014 lungo Strada 40 del Fucino. A quasi quattro anni da quell’incidente c’è una svolta nell’inchiesta e il gup del tribunale, Anna Carla Mastelli, su richiesta del pm Lara Seccacini, ha disposto il rinvio a giudizio per l’autista del trattore, B.N., macedone, e per il proprietario, P.F., di Luco dei Marsi. Il reato contestato a entrambi è omicidio colposo, «per aver utilizzato e immesso su strada pubblica, nel buio della notte, un complesso agricolo privo di idonei e funzionanti dispositivi di illuminazione e segnalazione visiva, rendendosi di fatto invisibile agli altri automobilisti». Condizione oggettiva che ha impedito a Bisciardi, al volante della sua Peugeot 206, di poter compiere ogni tipo di manovra utile a salvargli la vita. Queste le risultanze delle indagini avviate dalla Procura di Avezzano nel 2014 e suffragate dalle indagini private svolte dal consulente di parte, l’ingegnere Alghero Vincenti su incarico dell’avvocato Roberta Stornelli, che assiste la famiglia Bisciardi. Indagini private dalle quali è emerso che «l’evento luttuoso è stato determinato dall’impossibilità di percezione e avvistamento del mezzo agricolo, poiché lo stesso viaggiava a fari spenti, in quanto non funzionanti». La famiglia Bisciardi ha accolto «con sollievo la decisione del gup» e si dichiara fiduciosa circa «la dimostrazione in sede dibattimentale della reale dinamica del sinistro, rivelatasi diversa da quella che sembrava inizialmente apparire all’esito dei primi accertamenti». Il processo inizierà il 28 novembre.
«Emilio aveva 22 anni, era un ragazzo attento alla guida, con un’elevata capacità reattiva attestata oltretutto dal buon esito delle prove di idoneità con la Carta di qualificazione del conducente a cui qualche tempo prima si era sottoposto», afferma il papà Sandro, «quel maledetto giorno stava andando al lavoro, come ogni mattina, prima dell’alba, percorrendo una strada che conosceva alla perfezione. Non aveva il cellulare in uso, come attestato dai tabulati telefonici acquisiti agli atti della Procura, e non era affatto distratto. Ha perso la vita perché si è scontrato contro un muro invisibile che improvvisamente si è trovato davanti, senza nemmeno avere il tempo di percepire l’insidia rivelatasi fatale. Ora confidiamo nel corretto decorso della giustizia». (r.rs.)
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