Morto dopo l’intervento La moglie: voglio chiarezza

I familiari di Angelo Di Loreto, 63 anni, pretendono chiarimenti sul suo decesso: «Doveva essere un’operazione di routine, non ci hanno spiegato cos’è accaduto»
MASSA D'ALBE. «Vogliamo chiarezza su quanto accaduto, mio marito era una roccia e per un intervento di routine oggi non c'è più». Stenta ancora a credere a quello che è accaduto Maria Luisa Macerola moglie di Angelo Di Loreto, 63 anni, morto all’ospedale Val Vibrata di Sant’Omero, dove era stato trasferito d'urgenza dopo essere entrato in coma durante un intervento in una clinica privata di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). Il pensionato, molto conosciuto nel suo paese, Massa d'Albe, e nella Marsica dove per anni aveva lavorato come camionista, aveva deciso di sottoporsi a un intervento all'ernia nella struttura marchigiana d'accordo con la famiglia.
Doveva essere un'operazione di qualche ora, ma Di Loreto non si è più svegliato. «Mio marito il 12 gennaio doveva essere operato all'ernia in una clinica di San Benedetto», racconta la moglie, «doveva essere un intervento di routine, doveva durare 2-3 ore, invece dopo 7 ore ci hanno detto che qualcosa non andava e doveva essere trasferito d'urgenza in un ospedale con il reparto di rianimazione disponibile. Io lì per lì mi sono chiesta: ma se una persona non si sveglia un motivo ci sarà e perché non è stata trovata prima una Rianimazione Covid free? Se c'erano difficoltà a causa del coronavirus, ce lo potevano dire prima e avremmo deciso insieme a mio marito e ai miei figli se rinviare o meno l'intervento». L’ex camionista della Celi Calcestruzzi era arrivato a San Benedetto per l'operazione, certo di tornare a casa nel giro di qualche giorno, ma così non è stato. I familiari lo avevano accompagnato anche se nella struttura, proprio per le regole anti-Covid, non erano potuti entrare. Sono stati i medici a informarli di quanto era accaduto. «È stato due settimane in coma», continua la moglie, «forse in Rianimazione è arrivato troppo tardi, forse qualcosa non è andata per il verso giusto, forse ci sono state delle complicazioni? Io non lo so, non mi hanno spiegato bene quanto è realmente accaduto. A Sant'Omero, dove mio marito è stato trasferito d'urgenza, sapevamo che la situazione era drammatica, mercoledì però aveva gli occhi aperti e un po' di speranza era tornata. Aveva anche mosso una mano. Ma poi il giorno dopo la situazione è precipitata».
La moglie Maria Luisa Macerola e i figli Alessandra, Ylenia e Mario, consapevoli che non c'era più nulla da fare, hanno deciso di donare gli organi. Domenica il fegato è stato espiantato e portato a Pescara da dove poi ha raggiunto Napoli, mentre le cornee sono andate nella Banca degli occhi dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila. «Abbiamo tanto dolore e tanta rabbia», conclude Macerola, «l'unica consolazione è che due organi di mio marito hanno aiutato altre vite. Questa cosa ci fa onore. Ora richiederò le cartelle cliniche e mi farò consigliare, ma per il momento stentiamo ancora a credere a quello che è accaduto. Mio marito fino a qualche settimana fa era una roccia, tanto che il fegato è stato espiantato. Dicevano di donare anche il cuore, ma poi forse per l'età hanno preferito evitare. Non voglio accusare nessuno, però almeno vorrei sapere come sono andate le cose. Non aveva patologie pregresse e non accettiamo che sia morto per un intervento di routine».
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