Morto dopo la fuga dall’ospedale, l’Asl citata per 600mila €

Un 49enne scappò dal reparto e poi fu trovato senza vita In arrivo l’istanza di riapertura dell’inchiesta archiviata
L’AQUILA. La soluzione del giallo sulla morte del 49enne Arcangelo Colantoni, trovato senza vita nel luglio di 3 anni fa dopo essersi allontanato dall’ospedale aquilano dove era ricoverato, è anche nelle mani del giudice civile.
Infatti i parenti dell’uomo, tramite gli avvocati Aldo Di Ianni e Gaetana Di Ianni, hanno citato l’Asl chiedendo un risarcimento di 600mila euro. Nel ricorso, dunque, si sostiene che le asserite negligenze degli operatori sanitari nei controlli avrebbero causato la morte di Colantoni. Questi, in preda a una forte crisi d’ansia, scappò dal reparto nel quale era ricoverato per alcuni esami, e fu trovato senza vita, alcuni giorni dopo, nella zona tra Arischia, Cansatessa e Pettino. Quanto all’aspetto penale, dopo tre richieste di archiviazione, cui era stata fatta opposizione, il gip Giuseppe Romano Gargarella ha chiuso il caso alcuni giorni fa. «Si ritiene», si legge nella motivazione, «che il comportamento dei sanitari non è stato viziato da negligenza o imperizia non ravvisandosi in capo agli stessi alcun obbligo di adozione di misure di cautela o di sorveglianza verso il paziente diverse da quelle adottate. Tantomeno può in alcun modo ritenersi che siano ravvisabili omissioni a capo di terzi che abbiano incrociato il Colantoni al di fuori della struttura ospedaliera. Alla luce di quanto descritto non risultano identificabili soggetti in capo ai quali attribuire la condotta denunciata dall’opponente». Nello stesso atto il gip afferma che il decesso dell’uomo, originario di Villetta Barrea, sembra dovuto, per esclusione «a emorragia cerebrale o morte cardiaca elettrica».
«A leggere le motivazioni dell’archiviazione», dicono i legali di parte lesa, «si resta basiti dato il completo disancoramento della stessa dalle risultanze istruttorie. La motivazione è sostanzialmente inesistente; poche frasi di stile che non hanno riscontro». Il gip, dunque, ha aderito alle posizioni della Procura che non ha mai voluto approfondire il caso nella direzione indicata.
Gli avvocati, dunque, ricordano che «un altro giudice si sta occupando del caso con altra consulenza medico-legale di ufficio. Sarà di certo chiesta la riapertura delle indagini in quanto un caso di evidente malasanità non può fare il pari con tanta denegata giustizia».
Le parti lese hanno sempre sostenuto che Colantoni non era in grado di autodeterminarsi e, pertanto, doveva essere controllato nei suoi movimenti.
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