Morto dopo le botte, accusa d’omicidio

Il giovane fidanzato della figlia dell’ex ferroviere ha confessato una lite. L’autopsia evidenzia uno choc emorragico
SULMONA. Filippo Recchione, 61 anni, sarebbe morto a seguito di uno choc emorragico.
È l’esito dell’autopsia eseguita ieri pomeriggio dall’anatomopatologo Luigi Miccolis che, al momento, non chiarisce se la morte dell’ex macchinista delle ferrovie dello Stato possa essere ricollegata al pugno sferrato nel corso della pesante lite avuta con il fidanzato della figlia poco prima del ricovero in ospedale avvenuto l’8 febbraio scorso.
«Si tratta di un caso delicato. Dobbiamo confrontare il quadro preesistente con quello attuale per poter essere più precisi», ha detto il medico legale Miccolis al termine dell’autopsia.
Nel corso della perizia medico-legale sono state rilevate anche due fratture allo zigomo e all’orbita che potrebbero essere state provocate dall’aggressione.
Ed è appunto in questa direzione che andranno fatte le ulteriori verifiche che dovranno stabilire lo stato di salute dell’ex ferroviere al momento del ricovero in ospedale.
Anche perché proprio ieri è emerso un altro particolare che potrebbe influire sulla perizia: Recchione nel corso della degenza aveva subìto un intervento chirurgico all’ospedale di Sulmona.
Insomma non tutto è così certo e chiaro e si dovrà aspettare del tempo per fare piena luce su una vicenda ancora dai contorni incerti come spiega l’avvocato Serafino Speranza difensore al momento dell’unico indagato S.M., 27enne di Pacentro, che proprio ieri ha ricevuto formalmente la notifica da parte della Procura della Repubblica di Sulmona in cui viene ipotizzato il reato di omicidio preterintenzionale visto che è stata scartata l’ipotesi di un fatto accidentale.
Il sospettato, se colpevole, rischierebbe, in astratto, una condanna fino a 18 anni di reclusione. Ora gli atti tornano al pm per eventuali nuove ricerche.
«Ci auguriamo in tutti i modi», commenta l’avvocato, «che gli accertamenti condotti dal dottor Luigi Miccolis e dal professor Christian D’Ovidio, consulente di parte, chiariscano quanto prima e facciano emergere tutti i profili che saranno utili a comprendere tempo e modalità che hanno determinato purtroppo i fatti per cui è causa».
I fatti fanno rifermento alla sera dello scorso 8 febbraio quando il 27enne di Pacentro si sarebbe recato nell’abitazione di Recchione di piazza Tacito per avere un chiarimento con lui.
L’uomo, infatti, non vedeva di buon occhio il rapporto che la figlia intratteneva con il giovane di Pacentro.
Lo stesso giovane, nel corso di una sua dichiarazione spontanea resa davanti agli ispettori della squadra anticrimine del commissariato di Sulmona che stanno seguendo il caso, avrebbe raccontato di aver avuto una violenta lite con Recchione non escludendo di avergli sferrato un pugno dopo una colluttazione.
Ora spetterà al medico legale di verificare se gli effetti di quel pugno possano aver avuto una influenza decisiva sulla morte dell’ex ferroviere avvenuta l’altro giorno a distanza di quasi due mesi dal ricovero in ospedale.
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