Morto Grasselli, regalò la C all’Avezzano

30 Aprile 2019

Il tecnico umbro aveva 87 anni. I ricordi di Pierleoni, Gigli e Asnicar: «Uomo burbero legato al lavoro»

AVEZZANO. Un altro pezzetto di storia dell’Avezzano calcio non c’è più. All’età di 87 anni è scomparso Piero Grasselli, l’allenatore che al termine della stagione 1977/78 riuscì a portare per la prima volta i biancoverdi in serie C. Era nato a Città di Castello ed arrivò nella Marsica su indicazione dell’allora direttore sportivo Armando Rosati. Prese il posto di Carlo Facchin, che tanto bene aveva fatto nei due anni precedenti, legando alla grande con tutto l’ambiente, per cui quando l’allora presidente Ugo Graziani annunciò il nome del sostituto nessuno tra i tifosi fece salti di gioia. Uomo tutto d’un pezzo, abituato a valutare i suoi atleti in base all’impegno che mettevano sul campo. Nell’ Avezzano ebbe diverse felici intuizioni, ma quella che è rimasta nei ricordi dei tifosi è legata al nome di Sergio Catarinacci, trasformato da centravanti d’area in uomo a tutto campo che riusciva a eludere ogni marcatura, fornendo un aiuto prezioso ai compagni del centrocampo. Quella allenata da Grasselli era una squadra che annoverava numerosi marsicani (Gigli, Sandro Pierleoni, De Simone, Cimarra, Mai, Fedespina), ma anche elementi che in quella categoria si fecero valere per molti anni a seguire (Gasbarra, Marescalco, Paolini, Vaudagna). Di lui serba un ricordo particolare Sandro Pierleoni detto Bancarella: «Per Grasselli il lavoro veniva prima di ogni altra cosa, e ricordo che in un lontano martedì successivo alla Pasqua torchiò tutta la squadra con allenamenti che si protrassero per l’intera giornata, perché secondo lui dovevamo smaltire in fretta i bagordi della festa». Uomo di poche parole, pretendeva rispetto e serietà sia in campo che fuori. Venanzio Gigli, portiere saracinesca di quell’Avezzano, ne rammenta i momenti che precedevano la partita: «Dopo aver dettato la formazione, raccomandava a ognuno di noi di tenere sempre alta la concentrazione e di non mollare mai fino al fischio finale dell’arbitro. A quei tempi non si parlava di schemi in maniera ossessiva come si fa oggi e quasi sempre ci si affidava alle iniziative dei singoli». Gigi Asnicar era il pilastro della difesa e anche lui ricorda Grasselli come una persona di poche parole: «Parlava poco, ma quel poco era sufficiente per dare i giusti stimoli a tutta la squadra e considerato il campionato che riuscimmo a fare, ritengo che quel suo modo anche un po’ burbero di rapportarsi, era forse il modo migliore per ottenere i risultati giusti». Alla fine del campionato vinto, Grasselli non fu riconfermato, ma ad Avezzano rimase molto legato. E in particolare a Emiliano Vernarelli che in quella società ricopriva il ruolo di vice presidente. In città tornò tante altre volte e si vedeva che ne aveva serbato un ricordo incancellabile, perché il campionato edizione 1978/79, professionalmente parlando, rappresentò anche per lui il massimo traguardo raggiunto in carriera.
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