Morto in auto davanti all’ospedale Il medico di famiglia va a processo

3 Febbraio 2023

La storia del pensionato fece il giro d’Italia, ma non sono emerse colpe dei sanitari del pronto soccorso Il pensionato di Luco arrivò in condizioni critiche. La procura: nessun legame con i 15 minuti d’attesa 

LUCO DEI MARSI. Un medico di base va a processo per la morte di Enzo Di Felice, il pensionato 72enne di Luco dei Marsi morto in auto, davanti al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano, dove era arrivato poco prima, in condizioni critiche. Era il 23 ottobre del 2020. Eravamo in piena emergenza Covid. Quando erano tante le ambulanze in fila davanti all’ospedale, con a bordo pazienti con sospetta polmonite da coronavirus. L’uomo rimase in attesa di essere soccorso. Morì in macchina. Il caso fece il giro d’Italia dopo la denuncia dei familiari. L’ospedale di Avezzano finì nella bufera. Ora, per la morte dell’ex dipendente della Cartiera Burgo, è stato rinviato a giudizio il solo medico di famiglia che lo aveva in cura. Si tratta di L.G.. Così ha deciso il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, Maria Proia, all’esito dell’udienza preliminare del 9 dicembre scorso. Udienza fissata dopo due anni di indagini svolte dai carabinieri di Avezzano e coordinate dal pubblico ministero Ugo Timpano. Nessuna colpa è stata ravvisata per quanto riguarda l’operato dei sanitari dell’ospedale. Non ci furono attese di 15 minuti e mancati soccorsi, come si disse all’epoca.
Il medico di base deve invece rispondere del reato di omicidio colposo «perché», scrive il giudice, «nell’esercizio della professione sanitaria quale medico curante di Di Felice Enzo, con colpa consistita in imprudenza, negligenza o imperizia rappresentate dal non aver riconosciuto nel corso della visita – effettuata qualche giorno prima del decesso e resasi necessaria poiché il paziente, soggetto diabetico, lamentava un forte dolore alla spalla sinistra – una sintomatologia tipica di un danno vascolare in atto, nell’aver suggerito solamente di assumere antidolorifici e, successivamente parlando con la sorella di Di Felice che gli aveva riferito circa la persistenza del dolore alla spalla del fratello, nell’aver prescritto di effettuare, peraltro senza alcuna raccomandazione di priorità, una visita radiologica alla spalla sinistra omettendo quindi, in contrasto con quanto previsto dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi della legge, di raccomandare al paziente di sottoporsi a un accertamento diagnostico cardiologico da effettuare con urgenza che avrebbe impedito la progressione del danno al miocardio già in corso che ha poi determinato l’evento infausto, cagionando la morte del paziente avvenuta per insufficienza cardiorespiratoria da danno miocardico, vascolare e vascolare diffuso, come stabilito dal medico legale che ha effettuato l’autopsia disposta dal magistrato».
L’indagine della procura era scatta a seguito della denuncia per omissione di soccorso presentata dai familiari del pensionato ai carabinieri a pochi minuti dal decesso. Il pensionato di Luco stava male da tempo. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, la mattina del decesso le sue condizioni di salute si erano aggravate: aveva iniziato a respirare con difficoltà, accusando un dolore al petto, tanto che la moglie e la sorella avevano deciso di caricarlo in macchina e dirigersi verso Avezzano. Secondo quanto sostenuto nella denuncia, inizialmente le due donne si erano rivolte a una struttura sanitaria privata, ma il paziente, in preda a una crisi respiratoria, sarebbe stato respinto perché non riusciva a tenere la mascherina e la struttura non era attrezzata con un’area Covid dedicata. Da qui la corsa disperata in ospedale. Era stata un’infermiera del pronto soccorso a prestare le prime cure al paziente, praticandogli delle manovre salvavita. Una volta trasferito sulla barella, e portato all’interno del triage, i medici non avevano potuto far altro che dichiarare il decesso. Ai carabinieri, moglie e sorella avevano riferito che l’uomo sarebbe morto a bordo dell’auto mentre aspettava di essere soccorso. La moglie Antonia (Tonina) Venditti e i figli del pensionato, Dante e Massimiliano, sono assistiti dall’avvocato Giuliano Fina. La sorella Jole, unica ad essersi costituita parte civile, si è rivolta all’avvocato Francesco Carattoli. La prima udienza è fissata per il 6 marzo.
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