Morto in carcere La madre presenta denuncia in Procura

7 Ottobre 2020

SULMONA. «Mio figlio non doveva stare chiuso in cella, ma in ospedale perché aveva bisogno di cure urgenti per il suo precario stato di salute. Non mi fermo qui, andrò fino in fondo per avere...

SULMONA. «Mio figlio non doveva stare chiuso in cella, ma in ospedale perché aveva bisogno di cure urgenti per il suo precario stato di salute. Non mi fermo qui, andrò fino in fondo per avere giustizia e se c’è qualcuno che ha sbagliato dovrà pagare».
A parlare è la madre di Mariano Di Rocco, il sulmonese di 56 anni trovato morto nel carcere teramano di Castrogno, dove era stato portato per evasione dagli arresti domiciliari.
Tramite i propri legali presenterà una denuncia per quello che è accaduto a suo figlio. Su impulso della donna la Procura della Repubblica di Teramo ha aperto un’inchiesta per il momento contro ignoti per fare piena luce sul caso. E quindi accertare eventuali responsabilità in merito alle due istanze di scarcerazione rimaste inevase, depositate dai legali Paolo Vecchioli e Stefano Michelangelo. Secondo gli avvocati il quadro clinico del detenuto non era compatibile con il regime carcerario. Per questo è stata chiesta la sua scarcerazione affinché Mariano Di Rocco, da tempo alle prese con una grave forma di diabete, potesse essere curato in ospedale o nella sua abitazione da personale medico specializzato. «È tutto documentato con perizie e attestazioni. Qualcuno mi dovrà dire perché quelle istanze non state accolte», afferma l’avvocato Paolo Vecchioli, «sono sempre più convinto che la legge è uguale per tutti, ma non tutti siamo uguali di fronte alla legge». Dopo la denuncia contro ignoti è stato aperto quindi il relativo fascicolo come atto dovuto. Il magistrato di turno ha affidato ieri mattina l’incarico all’anatomopatologo Giuseppe Sciarra per lo svolgimento dell’esame autoptico che si terrà nella giornata di oggi. Anche la parte offesa ha nominato un proprio perito. La Procura ha chiesto al medico legale di accertare se l’infarto che avrebbe ucciso Di Rocco sia in qualche modo ricollegabile al suo grave stato di salute e se lo stesso era compatibile con la detenzione carceraria. Di Rocco avrebbe finito di scontare la pena a febbraio. Lo stava facendo agli arresti domiciliari trasformati in carcere dopo che era stato sorpreso fuori casa da una pattuglia dei carabinieri. (c.l.)
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