Morto in seminario, la perizia è da rifare

9 Febbraio 2019

L’ex parroco di Pizzoli, don Paolo Piccoli, è accusato di aver strangolato un anziano sacerdote

L’AQUILA. Un’udienza che ha segnato un punto della difesa quella celebrata ieri davanti alla Corte d’Assise di Trieste per l’omicidio di un anziano sacerdote, don Giuseppe Rocco, che, secondo l’accusa, sarebbe stato strangolato nel seminario dove vivevano da don Paolo Piccoli, molto noto nell’Aquilano in quanto ex parroco di Pizzoli.
Ieri il collegio, dando seguito alla richiesta del difensore di Piccoli, Vincenzo Calderoni, ha disposto una nuova perizia sulle cause della morte, i cui esiti potrebbero ribaltare le attuali risultanze. Il primo marzo sarà nominato il nuovo perito, il quale potrebbe valutare il caso solo sulle carte di cui è in possesso, ma anche chiedendo la riesumazione.
Secondo le tesi sostenute dalla Procura le cose stanno in modo già ben delineato. Don Giuseppe Rocco, l’anziano sacerdote triestino trovato morto nella sua stanza della Casa del Clero, è stato soffocato e strangolato. I due consulenti della Procura, il medico legale Fulvio Costantinides e il collega Fabio Cavalli, esperto di radiologia forense, avevano chiarito con molta precisione la loro opinione sulla dinamica del delitto avvenuto quattro anni fa. Con molta probabilità, a loro avviso, il novantaduenne don Rocco fu aggredito nella sua stanza mentre era a letto. Qualcuno gli ha tappato la bocca e gli ha stretto il collo fino ad ammazzarlo.
Nella sua deposizione il dottor Costantinides, rispondendo alle domande dei magistrati e del legale, ha invece reso noto che il cadavere aveva anche delle emorragie all’interno della bocca, compatibili con una stretta sulle guance. E pure segni sulla cute del collo, riconducibili a una lesione traumatica prodotta dalle unghie.
Un soffocamento, insomma, compiuto con un gesto d’impulso: come se l’assassino fosse stato visto e riconosciuto e, per zittire la vittima, gli avesse stretto la bocca con la mano, mentre il pollice premeva sul collo strozzando l’anziano sacerdote. Piccoli è accusato dell’omicidio in quanto, sul letto della vittima, sono state trovate tracce ematiche che appartengono a lui. Il prete ha giustificato la presenza delle macchie di sangue in questo modo: «Soffro di una violenta forma di cirrosi epatica che provoca anche la xerosi cutanea con sanguinamenti. Quando sono andato a benedire il corpo di don Rocco, ho sanguinato».
La difesa, comunque, fin da subito aveva contestato modalità ed esiti della perizia.(g.g.)
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